Progetto Martha Argerich

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Opere

Ludwig van Beethoven

Sonata in do diesis minore op. 27 n. 2 "Chiaro di luna"

 

La Sonata in Do diesis minore op. 27 n. 2 è da sempre una delle opere pianistiche più note ed amate di Beethoven, ed è conosciuta – o per lo meno lo è il suo sottotitolo - anche da quanti ignorano quasi tutto della musica d’arte. Intitolata dal compositore, come l’opera sorella, Sonata quasi una fantasia, allo scopo di sottolinearne il carattere formalmente libero ed eterodosso, è un’opera in cui Beethoven ha tentato di realizzare, in realtà, una più profonda unità formale dei tre movimenti che la compongono, e che si susseguono in una sorta di crescendo di intensità emotiva, dalla sognante introspezione del celeberrimo Adagio sostenuto iniziale, alla concisione suprema dell'Allegretto, fino alla brillante esplosione del Presto agitato conclusivo (l’unico movimento, in effetti, ad essere concepito secondo i moduli consueti della cosiddetta “forma sonata”). L’opera, com’è noto, è oggi conosciuta col sottotitolo, non originale di Beethoven, di Sonata al chiaro di luna. L’inventore di questo sottotitolo fu un musicologo e poeta tedesco contemporaneo di Beethoven, Ludwig Rellstab, folgorato dalla suprema intuizione, a quanto pare, durante una gita notturna sul lago dei Quattro Cantoni.

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1. Adagio sostenuto
2. Allegretto
3. Presto agitato

Musicisti

Serata