Progetto Martha Argerich

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Opere

Johann Sebastian Bach

Variazioni Goldberg BWV 988

 

Il genere del “tema con variazioni” godette di larghissima fortuna nella musica strumentale del diciottesimo e diciannovesimo secolo, sia nell’ambito degli strumenti a tastiera che in quello degli strumenti ad arco: uno dei più celebri ed universalmente noti esempi fu costituito dalle variazioni sul tema della Follia di Spagna che formano la dodicesima ed ultima delle Sonate per violino e basso continuo op. 5 di Arcangelo Corelli, una raccolta pubblicata nell’anno 1700 e destinata a fare scuola per decenni nell’ambito della musica violinistica. Nato come genere eminentemente virtuosistico, destinato a mettere in luce le doti tecniche dei grandi solisti strumentali, capaci di rivaleggiare in ciò con i cantanti più celebri e più pagati del tempo, il “tema variato” inondò il mercato editoriale e, soprattutto nell’800, divenne un prodotto di largo consumo, specialmente in versione pianistica, dando vita ad una copiosa messe di opere d’occasione, sovente legate ai successi delle stagioni operistiche. Si variavano i temi alla moda uditi nell’ultima opera in cartellone, e va da sé che la scrittura di tali opere doveva essere rapida perché l’effetto novità non andasse perduto, e al tempo stesso non troppo difficile e impegnativa, perché le opere potessero trovare accoglienza presso il pubblico degli amateurs.

Naturalmente, non tutti (e non sempre) i compositori considerarono il “tema variato” in quest’ottica eminentemente utilitaristca e commerciale. In una ideale storia del “tema variato” le eccezioni e le sfumature sono moltissime, e tra le più famose ci sono, com’è facile prevedere, alcune opere dei grandissimi, come Bach e Beethoven. Le Variazioni Goldberg di Bach e le 33 Variazioni su un Valzer di Diabelli di Beethoven costituiscono infatti due degli esempi più luminosi di intimo stravolgimento dei canoni più tradizionali del tema variato, così come era concepito dai virtuosi di strumento del diciottesimo e diciannovesimo secolo, e l’approdo ad una concezione di esso completamente nuova. Come ha esemplarmente scritto Alberto Basso nel suo Frau Musika, nel caso di Bach «furono la prodigiosa attenzione per il costruttivismo musicale e l’immacolato impulso a percorrere tutti i gradi della speculazione sul sistema dei suoni e sulla loro organizzazione in geometriche e simboliche concatenazioni, che invasero l’animo di Bach negli ultimi dieci anni, a sollecitare la soluzione di quella questione e ad indurlo a fondare un nuovo principio costruttivo che lacerava e disperdeva quello messo in atto in precedenza».

Le Variazioni Goldberg BWV 988 costituiscono uno dei momenti più alti di questo particolare approccio bachiano, nel quale l’esprit de géometrie del compositore si sposa ad un concezione della variazione che va ben oltre i confini del modo tipicamente ornamentale in cui essa era comunemente intesa a quel tempo. L’evento che starebbe all’origine della composizione, la richiesta di un allievo di Bach, Johann Gottlieb Goldberg, di avere una composizione cembalistica piuttosto lunga destinata ad allietare le notti insonni del conte von Keyserlingk, è narrato dal primo biografo di Bach, Forkel, ma sulla sua autenticità sono stati sollevati dubbi più che legittimi, anche perché l’opera, con tutte le difficoltà che presenta, non è certo tale da poter rilassare e conciliare il sonno di chi la esegue. In ogni caso, le Variazioni Goldberg, col titolo di Aria mit verschiedenen Veraenderungen, apparvero a stampa per la prima volta sul finire del 1741, come quarta parte della Klavierübung. L’Aria che funge da pretesto per le trenta variazioni che seguono, è di mano dello stesso Bach e viene replicata al termine della composizione, sicché l’opera ha una forma fortemente simmetrica, costituita da 32 elementi (Aria – Variazioni 1/30 – Aria). A metà esatta della composizione compare, come variazione n. 16, una Ouverture che presenta una seconda parte fugata. Tutti i brani sono di forma bipartita, e restano fedeli alla tonalità di partenza (Sol maggiore), tranne i nn. 15, 21 e 25, che sono in Sol minore. All’interno di queste coordinate, tuttavia, numerosi sono i brani in stile osservato (i nn. 3, 6, 9, 12, 15, 18, 21, 24 e 27 sono canoni, il n. 10 è una Fughetta, il n. 22 è una fuga Alla Breve, e il n. 30 un Quodlibet), in quella continua osmosi tra virtuosismo e rigore contrappuntistico che segna in maniera indelebile la produzione dell’ultimo Bach.

1. Aria
2. Variatio 1 a 1 Clav.
3. Variatio 2 a 1 Clav.
4. Variatio 3 a 1 Clav. Canone all’Unisono
5. Variatio 4
6. Variatio 5 a 1 ovvero 2 Clav.
7. Variatio 6 a 1 Clav. Canone alla Seconda
8. Variatio 7 a 1 ovvero 2 Clav.
9. Variatio 8 a 2 Clav.
10. Variatio 9 a 1 Clav. Canone alla Terza
11. Variatio 10 a 1 Clav. Fughetta
12. Variatio 11 a 2 Clav.
13. Variatio 12 Canone alla Quarta
14. Variatio 13 a 2 Clav.
15. Variatio 14 a 2 Clav.
16. Variatio 15 a 1 Clav. Canone alla Quarta. Andante
17. Variatio 15 a 1 Clav. Ouverture
18. Variatio 17 a 2 Clav.
19. Variatio 18 a 1 Clav. Canone alla Sesta
20. Variatio 19 a 1 Clav.
21. Variatio 20 a 2 Clav.
22. Variatio 21 Canone alla Settima
23. Variatio 22 a 1 Clav. Alla breve
24. Variatio 23 a 2 Clav.
25. Variatio 24 a 1 Clav. Canone all’Ottava
26. Variatio 25 a 2 Clav.
27. Variatio 26 a 2 Clav.
28. Variatio 27 a 2 Clav. Canone alla Nona
29. Variatio 28 a 2 Clav.
30. Variatio 29 a 1 ovvero 2 Clav.
31. Variatio 30 a 1 Clav. Quodlibet
32. Aria da capo

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