Progetto Martha Argerich

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Opere

Béla Bartok

Sonata op. 80

 

L’opera pianistica di Béla Bartók non può essere compresa fino in fondo se non si tengono bene in mente le opinioni particolarissime sul pianoforte espresse in più occasioni dal compositore magiaro. Bartók propugnava un uso essenzialmente non-romantico dello strumento, nel quale le sue caratteristiche più specificamente percussive fossero adeguatamente sfruttate e messe in luce. Tali caratteristiche compaiono in effetti, esemplarmente, in alcune delle opere pianistiche più celebri di Bartók, quali ad esempio l’Allegro barbaro (1911), la Suite op. 14 (1916) e le Trois Etudes op. 18 (1918), tutti brani destinati, tra l’altro, a pianisti in possesso di una tecnica strumentale di tipo trascendentale. Ma l’apogeo dell’arte pianistica bartokiana è costituito probabilmente dalla Sonata – l’unica Sonata del catalogo delle opere di questo compositore – scritta nel 1926 ed eseguita per la prima volta il 26 dicembre di quello stesso anno. Formata da tre movimenti, la Sonata è un’opera di impressionante e implacabile durezza fonica, in ispecie nei due movimenti estremi (Allegro moderato e Allegro molto). Il movimento centrale, Sostenuto e pesante, è invece una pagine di asciutta e solitaria espressività, in forma ternaria.

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