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Opere

Ludwig van Beethoven

Sonata per violino e pianoforte n. 5 in fa maggiore op. 24 "La primavera"

 

La dizione «sonata per pianoforte e violino» che compare nelle composizioni beethoveniane rimanda ad una formula compositiva tipica della seconda metà del settecento: quella della sonata per cembalo o pianoforte con accompagnamento (spesso ad libitum) di violino. Inizialmente limitato al ruolo di semplice accompagnatore, il violino venne ad acquistare col tempo sempre maggiore autonomia, fino a raggiungere, con le ultime tre Sonate mozartiane (KV 454, 481 e 526), una perfetta parità di compiti col pianoforte. Anche Beethoven impiegò diverso tempo per liberarsi dalla vecchia concezione della «sonata accompagnata»: le sue prime composizioni di questo genere, le tre Sonate op. 12 e l’op.23, presentano ancora lo strumento ad arco in posizione secondaria rispetto a quello a tastiera. Soltanto con la Sonata in Fa maggiore op. 24, composta nel 1800-1801, Beethoven raggiunse un vero equilibrio concertante tra i due strumenti; ed anzi il fresco e davvero primaverile tema con cui si apre l’Allegro iniziale, così scopertamente violinistico, è il primo e più importante indizio del nuovo orentamento stilistico. Non è un caso, dunque, che proprio il primo movimento, con la sua cantabilità fluente e l’elegante equilibrio dialogico tra i due strumenti, costituisca il momento forse artisticamente più rilevante dell’intera composizione, a fronte di un Adagio molto espressivo, di uno Scherzo e di un Rondò di scrittura relativamente più tradizionale.

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1. Allegro
2. Adagio molto espressivo
3. Scherzo. Molto allegro
4. Rondò. Allegro ma non troppo

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Serata