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Un tunnel che fa notizia

Da squallido “corridoio” a luogo accogliente, che ospita anche feste, incontri e mostre. Nel 2012 due giovani laureate in architettura d’interni della Supsi, Sophie Maffioli e Paola Tallarico, hanno cambiato la faccia e il destino del sottopassaggio di Lugano-Besso.

Cult+ Sophie Maffioli e Paola Tallarico

Credits: Claudia Quadri - Gioele Di Stefano

Non è lungo 57 chilometri come il tunnel di Alptransit ma è molto più colorato: è il “tunnel di Besso”, ossia il sottopassaggio che mette in collegamento la parte alta della città con il centro - ed entrambe con la stazione delle FFS.

Tappezzato di giornali in tutte le lingue e di silhouettes "caratteristiche" non è solo decorativo: la sua trasformazione nasce dal desiderio di valorizzare il luogo, di creare occasioni di incontro, di trasmettere sensazioni positive. Le due giovani menti dietro a questo progetto raccontano i retroscena e il quotidiano di questo tunnel… a cui hanno dato tanto ma da cui hanno anche imparato molte cose.

«Parola d’ordine: coinvolgere»

In questi anni nelle città si parla molto di "appropriazione dei luoghi" da parte delle persone. In parole povere: piuttosto che decorare gli spazi… renderli accessibili, vivibili. Non solo la bella aiuola, insomma, ma anche il prato sul quale sdraiarsi, fare pic nic, giocare… tenendo conto dei bisogni e dei desideri della gente.

I primi segnali si vedono anche nella Svizzera italiana, che certo non è pioniera in questo senso: le cose si muovono sul fronte degli orti urbani, per esempio, e il progetto della paesaggista Sophie Agata Ambroise ha reso più amichevole e più fruibile una parte del Parco Ciani di Lugano.

Per quanto riguarda l’abitare, invece, è ancora tutto da fare. Nel resto della Svizzera si contano da tempo esempi di alloggi popolari che coinvolgono gli inquilini fin dalla progettazione - alloggi in cui l’uso dello spazio viene ripensato. Per capire quanto sia di attualità questo tema, è utile sapere che nel 2017 il Premio dell’Unione europea per l’architettura contemporanea – Premio Mies van der Rohe – è andato a un progetto di ristrutturazione di un enorme blocco di appartamenti ad Amsterdam. Recupero urbano, grande libertà di manovra e di “fai da te” per i futuri inquilini, costi abbordabili: questo è il Klusflat Kleiburg.

Tornando alla Svizzera italiana: Paola Tallarico e Sophie Maffioli dello Studio It’s vogliono far conoscere l’architettura partecipativa, coinvolgendo sia gli addetti ai lavori che la popolazione. Bambini compresi.