01.04.1970 "Un ispettore in casa Birling" - Immagini della pièce teatrale

La radio comunica con l'anima

Un ricordo di Alberto Canetta a 30 anni dalla scomparsa

di Francesca Giorzi

Passione, competenza, impegno, estro e una voce, magistralmente modulata, capace di legare gli ascoltatori alla radio. Alberto Canetta ha segnato la vita culturale della Svizzera italiana attraverso la sua trentennale attività presso la RSI e le sue molteplici iniziative teatrali realizzate sul territorio.

 

Iniziò a lavorare a Lugano come attore radiofonico nel 1956 e dal 1970 assunse la direzione del settore del teatro classico realizzando produzioni di prestigio: nell’archivio RSI sono più di mille i documenti sonori, tra regie ed interpretazioni, che testimoniano i suoi variegati e puntuali interessi. Cominciò a recitare fin da ragazzo nella Compagnia di prosa della RAI diretta da Enzo Ferrieri (passando da compagnie quali quelle di Renzo Ricci e Peppino de Filippo) e fu in quel contesto che colleghi lo indirizzarono alla radio di Lugano che iniziò a frequentare fino alla decisione nel 1955 di trasferirsi in Ticino. Cultore del teatro d’attore, è affascinato anche dal teatro di regia (Strehler) e dal teatro povero (Grotowski), tradizioni che ben si integrano col mezzo radiofonico nel quale Canetta sfoga la sua voglia di lavorare sui testi e l’interpretazione vocale.

La radio non era il suo unico orizzonte creativo, propose da subito un discorso teatrale esteso anche ai palcoscenici “fisici” della Svizzera italiana, impegnandosi anche “sul territorio” con l’animazione dal 1961 al 1966 della Compagnia Teatro Cittadella e dal 1970 al 1983 del “Gruppo studenti Scuole medie superiori” di Lugano e la fondazione nel 1984 del “Teatro la Maschera”. Anni ricchi di incontri e confronti nei quali si evidenzia per la sua figura carismatica ed innovativa. Particolarmente interessanti gli intrecci con i compagni di lavoro di quegli anni: Enrico Romero, Fabio Barblan, Vittorio Ottino, Carlo Contini che scrivevano per la radio quasi in simbiosi con coloro che poi realizzavano praticamente le opere. Capace di affrontare e sdoganare testi esigenti o politici, si confrontava senza timore reverenziale coi grandi classici, interrogando e monitorando anche la produzione letteraria svizzera.

Ma è soprattutto la passione che entra prepotente nel lavoro di Alberto Canetta cultore di Cechov, Brecht, Beckett (imperdibile l’interpretazione de L’ultimo nastro di Krapp in onda domenica 21 maggio) e di un teatro “d’attore” fondato sulla capacità dell’uomo di trasmettere ad altri uomini la propria anima. “La radio è un mezzo che mette in comunicazione diretta con l’anima, esaltandola” diceva. Fa impressione, ma le registrazioni hanno fissato quell’anima intatta nei suoi toni, nei suoi colori sonori e sembra di incontrarlo, di poterlo conoscere e afferrare anche a 30 anni dalla scomparsa avvenuta a Lugano il 25 maggio 1987.

 

Vedi  anche lo Speciale Canetta  che Rete Due dedica alla figura dell'attore e regista.