Dimitri, il clown (©Ti-Press)

Ricordando Dimitri

I clown non muoiono mai

di Mattia Cavadini

Fintato che posso esibirmi, che posso godere di buona salute e saltellare sul palco, lo faccio con piacere. E quando un giorno sarà finita, sarà finita. Come tutti, a un certo punto ci toccherà smettere, ma sapremo affrontare anche quella situazione e, speriamo, riderci sopra. Come saprai: “I clown sono immortali”.

Le parole che Dimitri, espresse a proposito del suo ultimo spettacolo DimiTRIgenerations, risuonano nell’aria come invito ed invocazione. Invito ad essere leggeri, nel ricordarlo, a saper ridere anche nell'assenza, ridere di un riso dolce e poetico come quello che lui ci ha consegnato. Invocazione a ricordarlo come un clown, figura immortale, sempre uguale a se stessa e sempre diversa dalle altre. Un legame atavico univa infatti Dimitri ai folli dell’antichità, ai buffoni e ai saltimbanchi del Medioevo, e un legame imperituro lo unirà alle future figure clownesche che si affacceranno alla ribalta. Perché Dimitri era e resta IL CLOWN, e i clown non muoiono mai.

Vedi in particolare l' Omaggio fotografico di Adriano Heitmann


Personaggi inafferrabili, che svolgono un ruolo di antagonista, capaci di portare uno sguardo straniato e rovesciato sulla realtà, i clown attraversano la storia dell’umanità. Dai folli delle società primitive ai buffoni del Medioevo, dai pagliacci della commedia dell’arte ai fool dei drammi shakesperiani, nel Novecento i clown approdano sulle piste circensi, nei music-hall, nei café-chantant e nei cabaret, mai recidendo l’originario legame con la strada e con la cultura popolare. Un legame che Dimitri ha sempre rivendicato, orgoglioso di questo suo lignaggio: Io sono esattamente così come mi presento da più di cinquant’anni sul palcoscenico o nel circo. Io sono sempre me stesso, con lo stesso costume e lo stesso trucco.
 

 

Nato ad Ascona nel 1935, figlio di uno scultore-pittore e di una scultrice tessile, Dimitri già a sette anni avverte la vocazione di fare o, meglio, di essere clown. Dopo un apprendistato di vasaio, intraprende la carriera artistica, seguendo lezioni di recitazione, musica, balletto e acrobazia. A Parigi frequenta la scuola per mimi di Etienne Decroux e diventa membro della compagnia di Marcel Marceau. Sempre a Parigi indossa i panni di Augusto presso il Circo Medrano dove lavora con il clown bianco Maïss. Nel 1959 si esibisce per la prima volta da solista, ad Ascona. Seguono tournée in tutto il mondo e tre tournée con il Circo Knie. Nel 1971, con l'aiuto della moglie Gunda, fonda il Teatro Dimitri con sede a Verscio, nel 1975 la Scuola Teatro Dimitri e nel 1978 la Compagnia Teatro Dimitri. Tra gli innumerevoli premi ed onorificenze assegnati a Dimitri, ricordiamo lo Swiss Award per la cultura nel 2009 e lo Swiss Award alla carriera nel 2013.

 

 

Uno sbuffo di fumo, un cielo azzurro, la capacità di sognare: sono questi gli ingredienti del cortometraggio Il sogno del pagliaccio, un gioiello di animazione diretto da Jesùs Pérez  e scritto con la partecipazione di Dimitri ed Elisabeth Hüttermann con cui vogliamo congedarci e salutare il nostro clown. Il sogno del pagliaccio, coprodotto da RSI, racconta appunto dei sogni del protagonista, che con la sua magica pipa decide di creare una compagna con cui giocare. Ma si tratta di una creatura fatta di fumo, quindi sfuggente, e il nostro pagliaccio dovrà inseguirla e nel frattempo vivere mille avventure, scalare le montagne a colpi di piccozza e affrontare un terribile drago… poi nemmeno tanto terribile. In appena otto minuti entriamo in un universo fatto di colore, poesia, immaginazione, il tutto accompagnato dall’ orchestra diretta da Moritz Widrig, con musiche di David Hohl.