Centenario Filippini

La radio esce dai plurimillenari confini del visibile e penetra d’impeto nella sfera della fantasia

Io scampo alla paura grazie a mille precauzioni:
tra cui, sovrana, l’attività creativa.
I soli giorni normali sono per me quelli in cui ho fatto
qualchecosa – ecco perché lavoro ogni giorno …

 

di Francresca Giorzi

E’ nato prima Filippini pittore, Filippini scrittore o Filippini radiofonico? Quel ch’è sicuro è che Felice Filippini è nato 100 anni fa, il 20 giugno 1917 ad Arbedo, sviluppando in sé diverse anime con le quali esprimere il proprio carattere artistico. Sue opere pittoriche giovanili datano 1934/35, il primo contratto con Radio Monte Ceneri è del 1938 (dirige le emissioni parlate già dal 1943), e il “Signore dei poveri morti”, prima opera narrativa, è scritta nel 1942 (e pubblicata nel 1943).

Personalità eclettica, Felice Filippini, sfogava la sua natura di narratore della realtà attraverso, quelli che anni dopo sarebbero stati definiti, media differenti. Anche alla radio mise a disposizione le sue capacità visionarie, sia animando la Sezione sperimentale, sia collaborando in qualità di dirigente con diverse personalità del mondo culturale. Convinto che il microfono è un formidabile strumento educativo e di diffusione della cultura, aprì le porte di Radio Monte Ceneri ad autori ticinesi, italiani, svizzeri ed europei facendo conoscere la nostra emittente oltre i confini, ma soprattutto stimolandoli a trovare, sperimentare, inventare, il neonascente linguaggio radiofonico. La parola, sosteneva, sia essa scritta, o letta, o recitata, sempre parola è. La radio, questo “mezzo”, nella storia dello spettacolo, è la sola vera rivoluzione dell’epoca moderna, poiché esce dai plurimillenari confini del visibile e penetra d’impeto nella sfera della fantasia. Purtroppo, essendo numerose le sue tendenze artistiche, lasciò la radio appena cinquantenne per dedicarsi soprattutto alla pittura, passione che gli permise di coltivare l’amore per la bellezza e per il prossimo. Dall’animo altruista, era sensibile alla condizione degli umili e dei diseredati, trovando nella miseria una grande energia poetica e pittoresca. Il destino dell’opera d’arte non è statico ma dinamico, e la sua diffusione, soprattutto tra gli umili, è fattore fondamentale della sua “storia”. Non condivido il parere di coloro i quali occultano, magari stivandole, le opere d’arte che producono o posseggono. Tornò alla RSI nel 1975 per realizzare “Il dramma dell’attualità” l’opera che accoglie gli ospiti nell’atrio della televisione, con i suoi 16 metri e mezzo per 345 centimetri.

In attesa di seguire in autunno i tre incontri che organizzazioni culturali ticinesi stanno approntando per onorare la memoria di Felice Filippini, Rete Due ripropone il “Ritratto magnetofonico” attraverso il quale catturare le mille anime dell’artista.

Si veda anche il dossier multimediale dedicato alla figura eclettica di Filippini, con testo di Carlo Piccardi e una selezione dei suoi interventi ai microfoni della RSI.