Geografia e storia della letteratura italiana

Per Carlo Dionisotti: ciclo di incontri prodotti da Rete Due e dall’Istituto di studi italiani

Spazio e tempo convergono in questo nuovo ciclo di incontri: la presenza di Carlo Dionisotti (Torino, 1908 - Londra, 1998) a Lugano e in Ticino, e i cinquant’anni dalla prima edizione di Geografia e storia della letteratura italiana. Celebrare la presenza di Dionisotti in Ticino significa ricordare circostanze biografiche che comprendono affetti familiari e impegno scientifico. E significa onorare la generosità di un dono: i libri di Carlo Dionisotti donati dalle figlie dell’illustre studioso alla Biblioteca dell’Università della Svizzera italiana. Il ‘Fondo Dionisotti’ sarà inaugurato a coronamento del ciclo di incontri, il 31 ottobre, nell’Aula Magna dell’USI. Da maggio a ottobre 2017 (vedi la locandina )  studiosi di Letteratura italiana dell’USI e di altre sedi universitarie italiane e straniere ripercorreranno la tradizione letteraria italiana dal Medioevo al XX secolo, associando un classico al suo cronotopo, un secolo e una ‘capitale’.
 

Martedì 16 maggio
Le origini tra Umbria e Sicilia

Il Medioevo italiano, prima della fortuna di Dante, Petrarca e Boccaccio, non conosce uno spazio letterario omogeneo lungo le diverse aree linguistiche della penisola. Il primo secolo della letteratura italiana è dunque il terreno in cui l’idea di Dionisotti, di coniugare la storiografia con una visione regionale dei fatti culturali, trova la sua applicazione più fertile, il fondamento di una tradizione che rimarrà plurale lungo tutta la storia d’Italia. E il primo secolo fu soprattutto un secolo di poesia: ben prima della grandezza di Firenze, è nell’Umbria di Francesco che nasce il canto sacro in volgare, ed è alla corte di Federico II in Sicilia che prende avvio la lirica cortese.
Francesco d'Assisi e i poeti alla corte di Federico II: La vita di Francesco d’Assisi (1182-1226) è stata oggetto di molte narrazioni agiografiche, fin dalla sua precocissima canonizzazione (1228), e ha poi continuato per secoli, con la sua nascita nobile, la conversione, la povertà, la regola, le stigmate, a ispirare il racconto anche per immagini di una straordinaria santità. Al contrario, dei protagonisti della poesia siciliana conosciamo spesso solo i nomi, a cui i testi sono attribuiti negli antichi manoscritti: ma alcuni di loro sono invece tra i notai e funzionari più strettamente legati alle corte imperiale, da Giacomo da Lentini a Pier della Vigna, da Guido delle Colonne allo stesso imperatore Federico, la cui morte, nel 1250, determina la fine di quell’ambiente culturale.
Lino Linardi, formatosi a Firenze, è ordinario di Filologia romanza all’Università di Siena, dove ha diretto il dottorato internazionale in Filologia e critica (2011-2014). È stato visiting professor all’École Nationale des Chartes di Parigi e al St John’s College di Cambridge. Accademico della Crusca, dal I ottobre 2014 è direttore dell’Istituto CNR Opera del Vocabolario Italiano. È titolare di oltre 200 pubblicazioni. Tra i suoi interessi scientifici, oltre ai metodi dell'ecdotica applicata alle diverse tradizioni romanze, si distingue lo studio della tradizione lirica italiana delle Origini, in particolare per la formazione e l evoluzione del linguaggio poetico prima di Dante, sia sul versante cortese sia su quello religioso

 

Martedì 23 maggio
Firenze e il Cinquecento di Niccolò Machiavelli

Con fine ironia torinese, Carlo Dionisotti ha scritto che gran parte dei suoi saggi machiavelliani «mostrano l’impaccio di gente che arriva tardi, con l'abito della festa, quando la festa è già finita da un pezzo». Nell’‘Epilogo’ alle Machiavellerie (Torino, Einaudi, 1980) rivela che Machiavelli non fu un autore dei suoi anni migliori e che nell’avvicinarsi ai suoi scritti dovette superare il disgusto per quel «machiavellismo che la crisi politica dell’Europa aveva riesumato e rimesso di moda». Eppure, nonostante le difficoltà, Carlo Dionisotti è riuscito con i suoi studi a liberare l’immagine di Machiavelli da tante incrostazioni che maldestri interpreti avevano accumulato grazie alla finezza della sua analisi filologica, all’attenzione scrupolosa alla vita, oltre che ai testi, degli autori, e soprattutto grazie alla sua esemplare onestà intellettuale.
Niccolò Machiavelli  nacque a Firenze il 3 maggio del 1469. Dal 1498 al 1512 occupò l’incarico di segretario della seconda cancelleria della segreteria della Repubblica Fiorentina. Alla restaurazione della signoria medicea in Toscana seguì l’immediato allontanamento di Machiavelli dai pubblici uffici. Condannato per un anno al confino, si ritirò a vita privata. Se pur forzatamente lontano dalla politica attiva, seppe reagire allo sconforto e compose le sue opere più importanti: Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio, Il Principe, Dell’arte della guerra, Istorie fiorentine. Morì l'anno in cui la repubblica fu ricostituita a Firenze, nel 1527.
Maurizio Viroli è Professore Emerito dell’Università di Princeton, Professore di Comunicazione politica all’Università della Svizzera Italiana (Lugano), e Professor of Government all’Università del Texas (Austin). Ha ricevuto l’onorificenza di Ufficiale della Repubblica Italiana per meriti culturali. Dirige il Laboratorio di Studi Civili dell’Università della Svizzera Italiana e il Master in Civic Education dell’associazione Ethica (Asti). Fra i suoi lavori più recenti apparsi in italiano, Il sorriso di Niccolò. Storia di Machiavelli (2013); Scegliere il principe  (2013); La redenzione dell’Italia (2013), tutti a Bari, presso Laterza; Machiavelli filosofo della libertà (Roma, Castelvecchi, 2013). Il suo ultimo libro è L’autunno della Repubblica (Bari, Laterza, 2016).

 

Martedì 30 maggio
Napoli e il Seicento di Giambattista Basile

«Fiorisce ovunque nel Seicento, a paragone della letteratura nazionale, la poesia e letteratura dialettale, e consegue […] risultati sorprendenti e duraturi». Il primo posto spetta al Basile, che dà all’Europa un genere tipico, la fiaba popolare nella sua trascrizione letteraria. Tra Boccaccio, del quale è dimidiata contraffazione (Pentamerone), e il Barocco, di cui è capolavoro, si leggerà il Cunto de li cunti (Napoli, 1634 –’36). Tra Benedetto Croce, che lo ha mirabilmente tradotto, e Pier Paolo Pasolini, che lo porta in un magma brulicante: «con questo materiale fetente il letterato umanistico costruisce prose di estrema raffinatezza (Basile): lo arriccia, lo pettina, lo scolpisce, ne fa regge stilistiche, asimmetriche, magmatiche […]. Quello che conta è il brulichio, un verme di mille vermi: “Io chiammo Grazio, Ciullo e Menechiello, / e Cola, e Ciccio, e Renzo e Pascariello…” Il dialetto non poteva non irrompere lutulento e quasi fisicamente caldo dentro questi linguaggi uniti dalla costante della miseria sociale» (Reame di Napoli).
Giambattista Basile nasce quasi di certo a Napoli, fra il 1566 e il 1575, forse nel 1572, da famiglia di estrazione popolare. Lascia Napoli a circa vent’anni. Sarà soldato, per la Repubblica di Venezia, cortigiano e segretario, per i Gonzaga e per il Vicerè di Spagna, letterato. Sua sorella è Adriana Basile, celebre cantatrice. Come militare si recherà nelle Fiandre e sino a Candia (Creta). In seguito sarà insignito del titolo di Cavaliere e Conte Palatino. A Napoli frequenta l’Accademia degli Oziosi. È poeta e scrittore in tre lingue, il castigliano del Viceregno, l’italiano della lirica e della letteratura di corte, il napoletano del suo Cunto de li cunti. Muore nel 1632 in Irpinia, a Giugliano, esercitando le funzioni di governatore.
Giacomo Jori, torinese, è professore straordinario di Letteratura italiana nell’Istituto di studi italiani dell’USI. È redattore di «Lettere italiane» e della «Rivista di Storia e Letteratura Religiosa». Ha pubblicato l’antologia dei Mistici italiani dell’età moderna (Torino, Einaudi, 2007). Si è occupato di Pier Paolo Pasolini e di Mario Soldati. Tra i lavori recenti l’edizione degli scritti inediti della carmelitana Maria degli Angeli (Firenze, Olschki, 2012), il saggio La città del padre. Lettura della Gerusalemme liberata e breve storia di un mito tassiano (Torino, Aragno, 2013), ha curato il volume collettivo Ponzio Pilato (Firenze, Olschki, 2013), l’edizione del volume di Mario Lattes, Il ghetto di Varsavia (Lugano, Cenobio, 2015).

 

Martedì 26 settembre
Venezia e il seicento di Carlo Goldoni

Della stagione settecentesca fu protagonista Carlo Goldoni, autentico ‘testimone’ del moderno, che inseguì lungo percorsi mai battuti, dapprima cercando nel mondo che gli apparteneva - e che del moderno diffidava - la propria vocazione; poi - trovatala nel teatro ‘comico’ - forzando le griglie morali e ideali di una società ancora feudale persino quando era borghese; infine inseguendo il suo sogno lì dove aveva attecchito nella metropoli dei boulevards, disposto a recidere ogni legame con una tradizione diventata soltanto un limite.
Carlo Goldoni nasce a Venezia il 25 febbraio 1707. Nell’ottobre 1731 si laurea in legge e intraprende la professione di avvocato, iniziando al tempo stesso a scrivere per il teatro; al 1739 risale la sua prima commedia, Momolo cortesan. Nel ’49 comincia a collaborare con la compagnia di Medebach al Teatro Sant’Angelo. Nella stagione 1750 –’51 dà alle stampe il primo volume delle sue commedie. Sciolto il contratto col Medebach, nel 1752 si accorda con Antonio Vendramin per il Teatro San Luca e dà inizio, a Firenze, a una nuova edizione delle sue commedie; una terza edizione uscirà nel ’57, e una quarta nel ’61. L’anno dopo si trasferisce a Parigi, commediografo del Théâtre Italien prima, maestro d’italiano della principessa Adelaide poi, infine pensionato del re. Nel 1787 pubblica i Mémoires; muore il 6 febbraio 1793.
Cesare de Michelis è professore emerito di Letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università di Padova; dirige le riviste «Studi novecenteschi» e «Studi goldoniani». Attualmente collabora con «Il Sole 24 Ore», con il «Corriere del Veneto» e con la rivista «Formiche». Tra i suoi libri più recenti: Goldoni nostro contemporaneo (Venezia, Marsilio, 2008); Moderno antimoderno (Torino, Aragno, 2010); La vita di Pietro Bembo (Venezia, Marsilio, 2013); Un Cinquecento inquieto (Venezia, Marsilio, 2014); Editori vicini e lontani (Roma, Italo Svevo, 2016). Ha curato edizioni di diversi scrittori italiani tra i quali S. A. Sografi, I. Nievo, M. Gallian, G. Stuparich, M. Gallian, M. Pannunzio, E. Vittorini e G. Berto.

 

Martedì 3 ottobre
Le Marche e l'Ottocento di Giacomo Leopardi

Quando è lontano, nell’inesplicabile vita esteriore, Recanati si piega a volte, per Giacomo, alla tenerezza dei ricordi. Ma, quando ci vive, Recanati gli sembra divorata dal «formidabile deserto» del mondo e sprofondata nella notte. Condannato per mancanza di mezzi a quell’«orribile e detestata dimora», egli non «vive che per patire». Vive «segregato dal commercio, non solo dei letterati, ma degli uomini» e quegli uomini e donne che ci sono gli «paiono piante e marmi per la noia che prova nell’usar con loro». La sua vita esteriore e interiore è tale che, «sognandola solamente, agghiaccerebbe gli uomini di paura». È abbandonato da tutti, «non conosciuto da nessuno, vissuto sempre in un luogo che senza il Dizionario non sapresti dove sia messo». Luogo di annientamento, luogo da nulla, Recanati alla fine è la misura di tutti i luoghi, il sintomo di ciò che non accade altrove, a Bologna, a Roma, a Milano, a Firenze, a Napoli e ovunque.
Giacomo Leopardi nasce a Recanati il 29 giugno 1798. Del luglio 1819 è il tentativo, fallito, di fuga da Recanati. Nel novembre 1822, parte per Roma, ma vi è disgustato dai rozzi abitanti, dall’imperante mania archeologica e dall’aspetto stesso della città, monumentale e disumano. Tra gennaio e novembre del 1824 compone le prime venti Operette morali e nello stesso anno pubblica a Bologna le dieci Canzoni. Nel giugno del 1827 è a Firenze dove conosce Tommaseo, Capponi, Manzoni, Stendhal. Nel novembre si trasferisce a Pisa e ricomincia a scrivere «versi veramente all'antica, con quel suo cuore d’una volta». Sul finire del 1828 fa ritorno a Recanati, per l’ultima volta, e vi trascorre «sedici mesi di notte orribile». Nel 1832 è ancora a Firenze, e dal 1833, con Antonio Ranieri, è definitivamente a Napoli. A Napoli, nel 1835 pubblica i Canti e, nel 1836, le Operette morali. Muore il 14 giugno 1837.
Giorgio Ficara, scrittore, saggista, è professore ordinario di Letteratura Italiana all’Università di Torino. Ha insegnato negli Stati Uniti a UCLA, a Stanford e alla Columbia University. Tra i suoi libri: Solitudini (Milano, Garzanti, 1993); Il punto di vista della natura. Saggio su Leopardi (Genova, Il melangolo, 1996); Casanova e la malinconia (Torino, Einaudi, 1999); Stile Novecento (Venezia, Marsilio, 2007); Riviera (Torino, Einaudi, 2010); Montale sentimentale (Venezia, Marsilio, 2012); Lettere non italiane (Milano, Bompiani, 2016). Ha vinto nel 2010 il Premio Cardarelli per la Critica letteraria e nel 2011 il Premio per la Saggistica dell’Accademia Nazionale dei Lincei. Collabora con «Il Sole 24 Ore».

 

Martedì 10 ottobre
Torino e il Novecento di Primo Levi

Per lungo tempo Primo Levi è stato reputato un testimone. La sua statura di scrittore è riconosciuta molto tardi dalla critica letteraria, che ha valutato come minori i suoi racconti fantabiologici e le sue storie naturali. Poi lentamente si è fatta strada l’idea che sia prima di tutto uno scrittore, e come scrittore il più autorevole fra i testimoni del Lager. La sua prima opera, Se questo è un uomo, è stata rifiutata da Einaudi nelle persone di due scrittori, Cesare Pavese e Natalia Ginzburg. Perché? Levi non ha mai voluto usare la parola Shoah o Olocausto; ha adottato questo termine solo molto tardi. La sua visione laica del mondo è una parte importante della sua poetica di scrittore e di poeta. L’intervento verterà su questi aspetti della personalità multiforme e poliedrica di Primo Levi: chimico, scrittore, antropologo, etologo, ecc.
Primo Levi è nato a Torino nel 1919; è stato deportato ad Auschwitz nel 1944. Ha pubblicato la sua testimonianza nel volume Se questo è un uomo nel 1947, presso l’editore De Silva. Ristampato nel 1958 da Einaudi, che lo aveva in precedenza rifiutato, il libro è diventato un classico. Nel 1963 esce sempre per Einaudi La tregua, con cui Levi vince il Premio Campiello. Ha poi pubblicato due libri di racconti, Storie naturali (Torino, Einaudi, 1966) e Vizio di forma (Torino, Einaudi, 1971), accolti con scetticismo dalla critica, legata alla sua figura di testimone. Seguono Il sistema periodico (Torino, Einaudi, 1975) e La chiave a stella (Torino, Einaudi, 1978), con cui vince il Premio Strega. Nel 1982 pubblica il suo unico romanzo Se non ora, quando? (Torino, Einaudi, 1982), altro Premio Campiello. Da ricordare il libro di elzeviri L’altrui mestiere (Torino, Einaudi, 1985), il libro di poesie Ad ora incerta (Milano, Garzanti, 1984) e I sommersi e i salvati (Torino, Einaudi, 1986), uno dei più importanti libri del XX secolo. Muore suicida a Torino nell’aprile del 1987.
Marco Belpoliti è saggista e scrittore; tra i suoi libri più recenti: Il segreto di Goya (Monza, Johan & Levi, 2013); L’età dell’estremismo (Parma, Guanda, 2014); Primo Levi di fronte e di profilo (Parma, Guanda, 2015); La strategia della farfalla (Parma, Guanda, 2016); La prova (Parma, Guanda, 2017). Collabora a «La Repubblica» e «l’Espresso»; insegna presso l’Università di Bergamo; con Elio Grazioli dirige la collana «Riga» presso Marcos y Marcos. Ha curato l’edizione delle Opere di Primo Levi presso Einaudi (Torino, 1997) e la nuova edizione Opere complete (Torino, Einaudi, 2016). Insieme a Stefano Chiodi coordina la rivista e casa editrice nel web www.doppiozero.com.

 

Lunedì 16 ottobre
L'Italia di Giorgio e Giovanni Orelli

La lettura di alcune pagine di Giorgio e Giovanni Orelli cercherà di manifestare la presenza costante, e insieme però la costante trascendenza da parte dei due autori, della Svizzera italiana: luogo d’origine e di residenza, territorio degli affetti e del lavoro, che viene osservato con sguardo vigile, non di rado critico e che non si chiude mai nel riccio della ‘piccola patria’ che basta a se stessa, ma si apre alla geografia e alla storia della letteratura. I due scrittori, in effetti, hanno mostrato con ‘le opere e i giorni’ loro come si possano coniugare la residenza appartata in una piccola realtà regionale e il dialogo con i massimi livelli della cultura e con i principali protagonisti della scena letteraria italiana e europea. In Ticino, tra Milano e Zurigo; nella lingua italiana, nel respiro europeo.
Giorgio Orelli (1921–2013) e Giovanni Orelli (1928–2016) sono tra i maggiori autori italiani del secondo Novecento. La loro opera si snoda attraverso i generi: al centro dell’attività di Giorgio Orelli si colloca la poesia (ora raccolta nel volume Poesie, Milano, Mondadori, 2015), ma non si possono dimenticare né le prose (Un giorno della vita, del 1960, da poco ripubblicato dalla casa editrice milanese Marcos y Marcos) né il suo cruciale lavoro critico e traduttorio. Giovanni Orelli, più noto come romanziere a partire dal fortunato L’anno della valanga (Milano, Mondadori, 1965) è stato però anche poeta, critico militante e autore politicamente impegnato.
Fabio Pusterla insegna letteratura italiana presso il Liceo di Lugano e l’Università della Svizzera Italiana. Collabora a giornali e riviste, e dirige la collana poetica Le Ali (Milano, Marcos y Marcos). Saggista e traduttore (soprattutto di Philippe Jaccottet e di altri poeti francesi contemporanei), è autore di sette principali raccolte poetiche, parzialmente riassunte nell’antologia Le terre emerse. Poesie 1985-2008 (Torino, Einaudi, 2009). Il suo ultimo libro si intitola Argéman (Milano, Marcos y Marcos, 2014). Tra i principali riconoscimenti, il Premio Montale, il Premio Schiller, il Premio Gottfried Keller, il Premio Svizzero di Letteratura, il Premio Napoli, il Premio Stephen Dedalus e il Premio Vittorio Bodini.

 

Martedì 31 ottobre
Per Carlo Dionisotti

Intervengono Carlotta Dionisotti (King’s College London); Maria Antonietta Terzoli (Università di Basilea) e Carlo Ossola (Università della Svizzera italiana, ISI-Collège de France) per una presentazione degli Scritti di Carlo Dionisotti (Edizioni di Storia e Letteratura) e per l’inaugurazione del Fondo Dionisotti, presso l’Aula Magna dell’Università della Svizzera italiana; nella stessa sede sarà allestita un’esposizione del Fondo (per il programma consultare il sito: http://www.isi.com.usi.ch/eventi).