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Le note dei conflitti

Un percorso tra musica e politica

di Martina Minoletti

Il rapporto tra musica e politica ha avuto il suo inizio con il wagnerismo alla fine dell’Ottocento. È a partire dagli anni Venti, però, con l’avvento del fascismo, del nazismo e del comunismo che si assiste radicalmente alla politicizzazione della musica. Con i conflitti mondiali nascono infatti le avanguardie artistiche. Con queste nuove tendenze ci si allontana da quello stile classico e da quel sistema tonale tradizionale che è stato per molti anni apprezzato e seguito.  Gli anni che anticipano la prima guerra mondiale sono interessanti da questo punto di vista: in questo periodo nascono movimenti artistici, musicali, letterari (come il futurismo, il cubismo e l’avanguardia musicale) che sembrano voler contrastare le caratteristiche, i codici, la natura della società corrente con una tale violenza da presagire lo scatenamento della violenza che si avrà nella guerra. (Luca Zoppelli)

Con Richard Strauss si ha un notevolissimo esempio di questa aggressività, intrecciata ad elementi psicoanalitici. Nel 1909 compone Elektra, opera ripresa dalla tragedia di Sofocle e in un solo atto. ln questo caso Strauss sembra riprodurre il clima di violenza sociale attraverso una musica pervasa da dissonanze insoppoirtabili, una musica che lo trasporterà, anche se per poco, su strade avanguardistiche.

 

 

Con la rivoluzione russa si accende un grande dibattito su quale debba essere la musica della rivolta. La scelta oscilla tra la musica dell'avanguardia, quella più legata al folklore o addirittura quella della scuola russa del secolo precedente. Una cosa è certa: l’arte deve essere semplice perché la comprensione da parte delle masse è l’obiettivo principale. In nome di questo obiettivo il regime sovietico tende infatti a censurare ogni forma di espressione eccessivamente ricercata.

In periodi come questo è difficile andare controcorrente. Lo dimostra Chostakovitch, il quale scrive sinfonie, opere per e contro il regime, venendo denunciato nel 1936 e nel 1948. Nel 1934 affronta inoltre un grave episodio di censura politica. La sua Lady Macbeth del Distretto di Mcensk (opera i cui contenuti sposano le tesi della rivoluzione comunista, mettendo in scena le vicende di una donna agiata che prende coscienza dell’ingiustizia della società zarista e di un servo che partecipa all’omicidio dei propri padroni, ma la cui musica appare antisistemica) cade in disgrazia presso il regime stalinista. Sulla Pravda, il giornale del Partito Comunista, esce un articolo anonimo dal titolo Il caos anziché la musica, dove per spregio il nome del musicista non viene neppure menzionato. L'opera viene proibita in quanto inadatta al popolo sovietico e non viene più messa in scena per oltre un quarto di secolo.

 

 

Nonostante l’avversione del regime sovietico, Chostakovitch si ritaglia un ruolo fondamentale nella musica del Novecento. Le sue sinfonie richiedono un’attenzione e un ascolto sensibile da parte del pubblico, che ne apprezza comunque l’originalità e la ricercatezza.

Il legame fra musica e politica torna anche in altre composizioni di Chostakovitch, come nella settima sinfonia in do maggiore, sinfonia che vuole essere una denuncia contro il devastante assedio di Leningrado (città natale del compositore russo) da parte dell’esercito nazista.

 

 

Dopo la seconda guerra mondiale risuona la domanda su quale possa essere la musica dopo una tragedia del genere. Per i compositori dell'avanguardia (vedi John Cage)  la risposta sembra risiedere nella rinuncia a ogni tentazione retorica. Al centro della ricerca viene posto il concetto di innocenza, con la conseguente semplificazione delle strutture logiche e musicali.

 

 

Come dimostrano gli esempi citati, musica e politica, sebbene apparentemente lontane, sono in realtà profondamente incatenate,. Il compositore è un uomo del suo tempo, un uomo calato nella realtà, di cui recepisce le dinamiche sociali e politiche, trasfigurandole in musica e celebrando la supremazia della cultura. Questo legame tra musica e politica si registra soprattutto in epoca avanguardistica. Per i movimenti di avanguardia l'mpegno politico è infatti un elemento centrale e l'arte diventa un modo per l'artista di esprimere la propria visione del mondo e la propria libertà di giudizio.

Per un approfondimento sul tema, invitiamo ad ascoltare la nostra intervista a Luca Zoppelli, professore ordinario della facoltà di Musicologia e Storia del teatro musicale all’Università di Friburgo.