Juraj Valčuha

Armonia - 12 gennaio 2017

Juraj Valčuha - Antoine Tamestit

GIOVEDÌ 12 GENNAIO 2017
ORE 20.30 -  in diretta su Rete Due

 

Orchestra della Svizzera italiana

Direttore
Juraj Valčuha

Solista
Antoine Tamestit viola

 

Maurice Ravel
Pavane pour une infante défunte

Bohuslav Martinů
Rhapsodie Concerto per viola e orchestra

Wolfgang Amadeus Mozart
Sinfonia n. 38 in re maggiore Praga

 

Un percorso musicale tra momenti di delicata misuratezza e slanci di creatività tumultuosa

Non è una musica funebre, non è un lamento per la morte di una fanciulla. La Pavane pour une infante défunte di Ravel è una danza. È una danza rinascimentale dal carattere lento, elegante e cerimoniale, che Ravel stesso, componendola, immagina danzata da una giovane principessa spagnola, da un’infanta come quella dei quadri di Velázquez. È un canto senza parole, penetrante e delicato, intriso di un’atmosfera nobile e dolce e di una misurata compostezza. La misuratezza è anche una caratteristica della Rhapsody Concerto di Bohuslav Martinů, nata più di cinquant’anni dopo. Questo capolavoro del repertorio violistico, scritto nello spirito di un vero e proprio concerto romantico, con tanto di cadenza, lascia alla viola grandi spazi per sviluppare fantasie e rapsodie anche assai virtuose, ma in tutta la partitura prevalgono un lirismo puro e una misuratezza elegante. E una semplicità che ricorda il repertorio dei temi popolari cechi molto amato da Martinů. Il compositore attinge a piene mani alle melodie della sua patria, utilizzando stilemi e strutture melodiche ricorrenti del folklore boemo e moravo. Il suono di un tamburino nelle battute finali della Rhapsody Concerto evoca poi con sottile nostalgia momenti preziosi della sua infanzia: quando da bambino tornava a casa lungo i camminamenti delle mura della chiesa di Polička suonando il suo tamburino e marciando come un piccolo soldatino. Il piccolo Mozart invece all’età di otto anni suonava già il clavicembalo in tutte le corti europee. La misuratezza non è mai stata una sua peculiarità, e men che meno a trent’anni, ancora giovane ma con un’impressionante produzione di musica sulle spalle. Ora più che mai Mozart vuole percorrere nuove strade. La sua musica si fa più complessa, nascono opere che esplorano orizzonti mai visti, come la Sinfonia n. 38 Praga o il Don Giovanni, che l’imperatore stesso, all’indomani della prima viennese, dichiara non essere «cibo pei denti de’ miei viennesi». I denti dei viennesi, avvezzi a musica d’intrattenimento brillante e piacevole, fino a quel momento avevano adorato ogni singola pagina uscita dalla penna di Wolfgang Amadeus; ora invece fanno fatica a masticare la complessità della Sinfonia Praga, vero e proprio tumulto d’idee musicali che ci sorprende ancora oggi a ogni battuta con una creatività traboccante – al di là di ogni misuratezza.

Roberta Gandolfi Vellucci

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