Markus Poschner

Armonia - 15 ottobre 2016

Markus Poschner - Khatia Buniatishvili

SABATO 15 OTTOBRE 2016
ORE 20.30 - in diretta su Rete Due

 

Orchestra della Svizzera italiana

Direttore
Markus Poschner

Solista
Khatia Buniatishvili pianoforte

 

Ludwig van Beethoven
Egmont, ouverture in fa minore

Robert Schumann
Concerto per pianoforte e orchestra in la minore

Franz Schubert
Sinfonia in do maggiore D 944 La Grande

 

Il padre del Romanticismo?

Se già il fatto di attribuire a uomini e opere del passato un’etichetta che esaustivamente li possa accomunare – un concetto passe-partout che riesca a compattarli, ovviamente a posteriori – può sembrare piuttosto avventato, l’idea di riconoscere a questi contenitori storici (il Classicismo, il Barocco, il Rococò,…) anche delle paternità o delle filiazioni non può che apparire assurda: come può esserci un padre del Rinascimento, se tutti quelli che vissero in quell’epoca non avevano la benché minima idea né dell’esistenza né dei valori rinascimentali?
Ma siccome i giochi assurdi sono spesso quelli più divertenti, è quasi irrinunciabile provare a declinare questa forzatura storicistica a una delle più amate epoche musicali: chi sarà dunque mai il padre del Romanticismo in musica?
In un senso strettamente musicale – contenutistico, compositivo – la risposta è univoca: Ludwig van Beethoven. È stato lui ad allargare gli orizzonti formali, armonici e strumentali oltre ogni limite mai immaginato prima. Ed è stato sempre Beethoven a far maturare – con la propria persona – il ruolo del musicista fino al livello degli scrittori, dei pittori o degli intellettuali; e lo ha fatto accettando di misurarsi alla pari con le opere dei massimi autori della sua epoca. Come nel caso delle musiche di scena per il dramma Egmont di Goethe, ispirato alle vicende di un condottiero olandese e così ricco degli ideali libertari ed eroici tanto cari al compositore.
Se però – nel cercare di stabilire la genealogia di un’epoca poetico-stilistica – si adotta un criterio più moderno, dove il primato dell’invenzione soggettiva è meno incisivo rispetto al ruolo di agitatore culturale ad ampio raggio, il padre del Romanticismo musicale è senz’altro stato Robert Schumann.
Ovviamente per le sue composizioni che – come nel caso dell’appassionato Concerto per pianoforte e orchestra in la minore – hanno segnato uno spartiacque rispetto alla tradizione, nel senso di una perenne evoluzione senza mai strappi definitivi. Ma anche e soprattutto per la sua variegata attività di critico, promotore, teorico, didatta e direttore, che lo ha posto esattamente nel centro del sentimento di quell’epoca poi definita romantica. E non è quindi un caso se fu proprio Schumann a riscoprire – in un cassetto a casa del fratello Ferdinand Schubert, dieci anni dopo la morte di Franz – la Sinfonia in do maggiore: «chi non la conosce, conosce ben poco di Schubert. Oltre a una magistrale tecnica della composizione musicale, qui c'è la vita in tutte le sue fibre».

Zeno Gabaglio

 

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