Vladimir Ashkenazy

Arpeggio - 10 novembre 2016

Vladimir Ashkenazy - Sunwook Kim

GIOVEDÌ 10 NOVEMBRE 2016
ORE 20.30 - in diretta su Rete Due

 

Orchestra della Svizzera italiana

Direttore
Vladimir Ashkenazy

Solista
Sunwook Kim pianoforte

 

Ludwig van Beethoven
Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in do maggiore
Sinfonia n. 6 in fa maggiore Pastorale

 

Suonare, improvvisare, comporre e dipingere … con le note.

Ogni anno arrivavano nella Vienna fine ‘700 nuovi fenomeni della tastiera che l’aristocrazia voleva si battessero con il campione ‘in carica’. Beethoven mantenne il primato con i vari Steibelt, Wölffl, Cramer, Clementi e Hummel in tenzoni pianistiche che si possono ricondurre a uno schema narrativo unico: «l’altro (sola variante del racconto) suona con una perfezione, una purezza, una delicatezza invariabilmente degne di Mozart; Beethoven si mette al piano sempre di cattivo umore, pesta i tasti come un bruto, improvvisa portando alle lacrime tutti: il rivale di turno capitola» (J. e B. Massin). Quando fissava le note su carta, dalla composizione alla stampa, passavano anni. Per l’op. 15 ce ne vollero sei (1795-1801), perché l’Autore era solito apportare modifiche dopo avere più volte eseguito in pubblico il concerto che era il suo biglietto da visita per il successo. Sconfitti i solisti-rivali, dalla cima del Parnaso musicale, Beethoven poteva «dipingere la musica.» La generazione romantica, Hector Berlioz per tutti, ha letto i cinque tempi della sinfonia Pastorale come un paesaggio «composto da Poussin e disegnato da Michelangelo. (…) I pastori cominciano a circolare nei campi, le loro pive s’ascoltano da lontano e da vicino; deliziose frasi vi accarezzano delicatamente come la brezza profumata del mattino [I movimento]. L’autore ha senza dubbio creato questo ammirabile adagio [Scena in riva al fiume], seduto nell’erba, occhi al cielo, orecchie al vento, guardando e ascoltando allo stesso tempo le piccole onde bianche, scintillanti del ruscello, frangersi con un leggero rumore sulle pietre del rivo [II]. Continuiamo: una Riunione gioiosa di contadini. Si danza, si ride, prima con moderazione; la musette fa sentire un gaio ritornello, accompagnato da un fagotto che fa solo due note. La danza si anima, diviene folle, bruciante [III]. Un colpo di tuono lontano getta lo spavento in mezzo al ballo campestre e mette in fuga i danzatori. Tempesta, fulmini. Ascoltate le raffiche di vento cariche di pioggia, i sordi gemiti dei bassi, i soffi acuti dell’ottavino che annunciano un orribile tempesta sul punto di scoppiare; l’uragano si avvicina, ingrandisce ... allora i tromboni scoppiano, il tuono del timpano raddoppia in violenza, non è più pioggia, vento, è un cataclisma spaventoso, il diluvio universale, la fine del mondo [IV]. La sinfonia termina per Azione della grazia dei contadini dopo il ritorno del bel tempo. I pastori riappaiono e rinascono i canti agresti, la cui dolce melodia riposa l’anima spossata e costernata dall’orrore magnifico del quadro precedente [V]».  

Giovanni Gavazzeni 

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