Vladimir Ashkenazy

Arpeggio - 23 marzo 2017

Vladimir Ashkenazy - Francesco Piemontesi

GIOVEDÌ 23 MARZO 2017
ORE 20.30 - in diretta su Rete Due

 

Orchestra della Svizzera italiana

Direttore
Vladimir Ashkenazy

Solista
Francesco Piemontesi pianoforte

 

Ludwig van Beethoven
Leonore, ouverture in do maggiore
Concerto per pianoforte e orchestra n. 2 in si bemolle maggiore
Sinfonia n. 2 in re maggiore

 

Ricevere lo spirito di Mozart dalle mani di Haydn

La serata si apre su una pagina che non potrebbe essere più beethoveniana: anche chi abbia meno confidenza col repertorio classico identifica istintivamente l'autore della cosiddetta Leonora 3, cioè la terza ouverture scritta per l'opera Fidelio quando ancora non aveva questo titolo (Fidelio è il nome fittizio di Leonore, che veste panni maschili per cercare il marito imprigionato). Incredibili dictu, quest'ouverture fu scartata da Beethoven e sostituita con una quarta versione, completamente diversa: il problema non era certo la bellezza intrinseca (Leonore n.3 contiene alcuni temi tra i più belli di tutta l'opera), ma il fatto che fosse troppo narrativa e anticipasse, a uno spettatore perspicace, l'andamento della trama e la presenza di un lieto fine, ben chiaro nello squillo liberatorio della tromba, che annuncia la salvezza.

L'impaginazione dei programmi di concerto costringe qualche volta a sovvertire l'ordine cronologico, e quindi, dopo un brano come la Leonore, fulgido simbolo del Beethoven 'eroico', facciamo un passo indietro, verso un Beethoven più giovane e quasi esordiente, che a tratti lascia trapelare il modello dei due grandi predecessori: di Haydn, che fu anche suo maestro, e di Mozart, morto prima che Beethoven lasciasse definitivamente Bonn per Vienna. L'auspicio del conte Waldstein, di ricevere lo spirito di Mozart dalle mani di Haydn, si riflette nel secondo Concerto, in realtà cominciato per primo nel 1795, e nella seconda Sinfonia: brani ambedue che in molti punti fanno già sentire la zampata del leone, ma sono ancora sostanzialmente figli di Haydn e Mozart. I concerti avevano, per Beethoven, un valore aggiunto, perché erano destinati a farlo conoscere anche come pianista: il secondo (ultimato solo nel 1798) è ancora un po' intimidito dal modello eccelso dei concerti mozartiani, e più angoloso nelle linee; ma per quanto i temi non abbiano ancora l'impatto travolgente dei lavori futuri, le parti apparentemente secondarie sono così originali, piene di anfratti, deviazioni, entrate a sorpresa del solista, da sembrare un abbozzo preliminare dei tipici modi di scrittura beethoveniani. La seconda Sinfonia mescola la trepida leggerezza di Mozart a un umorismo che sa di Haydn: il Larghetto è un ultimo sguardo all'indietro, mentre lo Scherzo e il finale hanno già una forza combustiva che continuerà a bruciare nel Beethoven maturo. Sembra davvero impossibile che questo brano così pieno di luce sia nato in uno dei momenti più neri della vita di Beethoven, in quel 1802 che lo segnò per sempre con la scoperta della propria sordità.

Elisabetta Fava

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