Markus Poschner

Arpeggio - 24 novembre 2016

Markus Poschner - Lisa Batiashvili

GIOVEDÌ 24 NOVEMBRE 2016
ORE 20.30 - in diretta su Rete Due

 

Orchestra della Svizzera italiana

Direttore
Markus Poschner

Solista
Lisa Batiashvili violino

 

Oscar Bianchi
Exordium Brano commissionato dall’OSI nell’ambito del progetto di Pro Helvetia oeuvres suisses - prima mondiale

Sergej Prokof’ev
Concerto per violino e orchestra n. 2 in sol maggiore

Franz Schubert
Sinfonia n. 4 in do minore La tragica

 

«Cambiano il cielo – ma non l’animo – quelli che attraversano il mare».

La celebre massima di Orazio, risalente al 20 a. C, voleva essere un monito per coloro che nel continuo mutamento dei luoghi e delle condizioni esteriori dell’esistenza sperano di ottenere sensibili miglioramenti al loro stato interiore. Purtroppo non funziona così – ricorda il vate latino – e il viaggiare seriale rischia piuttosto di diventare vana fuga da se stessi.

Una critica così severa, in prospettiva, sarebbe potuta sembrare una condanna senza appello per gli artisti dei due millenni successivi, così spesso convinti di trovare nello spostamento e nel viaggio la necessaria linfa creativa per i loro nuovi lavori. Ma poi la realtà si è dimostrata ben al di sopra di qualsiasi possibile generalizzazione.
 

Franz Schubert, per esempio, ha vissuto dando completamente ragione a Orazio. Non c’è in effetti alcun bisogno di andare da nessuna parte se nasci, cresci e muori nella Vienna d’inizio Ottocento e il tuo destino è quello di delineare una parabola artistica d’intensissima brevità. Già solo a camminar per strada e ad ascoltare le nuove sinfonie di quel Beethoven ti si riempie la testa di innumerevoli stimoli. E se anche sei molto giovane è inevitabile che in qualche modo te ne appropri, scrivendo una sinfonia che sin dal titolo si vuole tragica e che si svolge in do minore proprio come quella sua meravigliosa Quinta. Anche se poi, un dubbio, può comunque assalirti: «Qualche volta anche io sento dentro di me che potrei concludere qualcosa di buono. Ma chi mai ci riesce dopo Beethoven?».

Dall’altro lato il cosmopolitismo che è all’origine del Concerto per violino e orchestra n. 2 di Sergej Prokof’ev, è forse la più cocente negazione dell’imperativo oraziano: «II numero dei posti in cui ho scritto il Concerto dimostra il tipo di vita nomade che conducevo allora. Il tema principale del primo movimento l'ho scritto a Parigi, il primo tema del secondo movimento a Voronezh, l'orchestrazione l'ho finita a Baku e la prima è stata a Madrid». La confutazione di Orazio è qui ancora più forte perché proprio i continui spostamenti dell’autore hanno regalato a questa pagina un’originalità e una varietà stilistico-poetica assolutamente inedite, ponendola come un unicum nella letteratura violinistica del primo Novecento.

Anche Oscar Bianchi, infine, può certo dirsi un contemporaneo nomade della musica, in quanto autore svizzero attivo tra Milano, Parigi, New York e Berlino. Ma – per buona pace di Orazio – questa è oggi la conditio sine qua non per portare avanti con successo la grande tradizione dell’autorialità musicale.

Zeno Gabaglio

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