Markus Poschner

Arpeggio - 29 settembre 2016

Markus Poschner - Daniel Müller-Schott

GIOVEDÌ 29 SETTEMBRE 2016
ORE 20.30 - In diretta su Rete Due

 

Orchestra della Svizzera italiana

Direttore
Markus Poschner

Solista
Daniel Müller-Schott violoncello

 

Robert Schumann
Concerto per violoncello e orchestra in la minore

Antonín Dvořák
Sinfonia n. 9 in mi minore Dal Nuovo Mondo

 

Non serve a nulla che voi mettiate a un giovane scapestrato una veste da camera del nonno e una lunga pipa in bocca, affinché diventi più posato e più ordinato. Lasciategli i riccioli svolazzanti e il suo leggero vestito!.

A pronunciare queste parole – piuttosto veementi, ancorché ironiche nel tipo di situazione descritta – è Florestano, uno dei celebri alter ego di cui Robert Schumann a lungo si servì per parlare in terza persona della propria visione del mondo, per esporre le proprie idee sull’arte, per esprimere giudizi anche molto taglienti sulla vita musicale della sua epoca.
Ma cosa c’entrano la vestaglia del nonno e i riccioli del giovane con l’attività creativa di un musicista?
La prima rappresenta – piuttosto efficacemente – la tradizione. Non tanto nel senso di quei grandi esiti della musica del passato che tutti dovrebbero (giustamente) conoscere e amare, quanto piuttosto in quello degli atteggiamenti pedanti e conservatori di coloro che, anche nel presente, vorrebbero veder perpetuate le impostazioni dell’arte che fu. Azzerando così ogni possibilità di sopravvivenza dell’arte stessa.
I riccioli svolazzanti e il vestito leggero sono invece quelli degli artisti che – prendendosi tutta la responsabilità sulle proprie spalle – cercano di rinnovare la forza e l’autenticità dell’arte. Artisti come Schumann, che quando esprimeva simili pensieri era ancora poco conosciuto e – per le proprie idee – assai minoritario: il primo grande musicista romantico.
Non era peraltro un proclama eccessivamente rivoluzionario, quello lanciato da Schumann, quanto piuttosto una richiesta di agio: avere uno spazio in cui poter applicare in autonomia certe nuove idee, una licenza per allargare dall’interno le maglie del musicalmente possibile.
Così è accaduto con il concerto per violoncello, dove Schumann si è mosso in un contesto pienamente tradizionale – la  classica forma in tre movimenti, veloce-lento-veloce – introducendo però delle significative novità, come la congiunzione senza pause dei movimenti stessi e la scelta di fare accompagnare parte della cadenza solistica da un punteggiamento orchestrale.
Anche i capelli di Antonín Dvořák erano piuttosto svolazzanti nell’aria, ma per via di un vento diverso da quello di Schumann. Se infatti dal punto di vista formale Dvořák adottò tecniche saldamente tradizionali, per quel che riguarda l’ispirazione tematica – e la Nona sinfonia ben lo dimostra - fu tra i primi compositori a riferirsi (e rifornirsi) sistematicamente alle musiche popolari: quelle della sua natia Boemia e quelle della sua seconda patria adottiva, gli Stati Uniti d’America.

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