Philippe Bach

OSI in Auditorio - 27 gennaio 2017

Philippe Bach - Alvaro Pierri

VENERDÌ 27 GENNAIO 2017
ORE 20.30 - in diretta su Rete Due e in streaming

 

Orchestra della Svizzera italiana

Direttore
Philippe Bach

Solista
Alvaro Pierri chitarra

 

Gian Francesco Malipiero
Gabrieliana per orchestra

Manuel Ponce
Concierto del sur per chitarra e orchestra

Max Reger
Variationen und Fuge über ein Thema von Mozart per orchestra

 

Compositori coevi

In mezzo secolo, da Cimarosiana (1921), commissionata dal ballerino e coreografo Leonid Massine, sino a Gabrieliana (1971), eseguita per la prima volta nel ‘72 ai Pomeriggi musicali di Milano, Gianfrancesco Malipiero (1882-1973) coltivò il gusto per elaborazioni di musiche del passato, nate in contiguità con il suo lavoro di direttore e revisore dell’edizione completa delle opere di Claudio Monteverdi e Antonio Vivaldi. Infatti, nell’enorme catalogo malipieriano, trovano posto le incantate «interpretazioni sinfoniche per orchestra» dei Madrigali dal settimo libro di Monteverdi (1931), trascrizioni estrose da Corelli e Domenico Scarlatti (1927), Veracini e Tartini (1927), Frescobaldi, Stradella e Giovanni Battista Bassani (1930), fino a Vivaldiana (1952). Trascrizioni rispettose dell’originale, che lasciano trasparire una «volontà di appropriarsi fino ad assimilare in un gioco di mascheramento quasi carnevalesco» (C. Fertonani) quanto trascritto, instaurando un dialogo tra il veneziano Malipiero e il veneziano Giovanni Gabrieli. Il coevo compositore messicano Manuel Maria Ponce (1882-1948), considerato il creatore della canzone messicana moderna (da Estrellita a La cucaracha), scrisse gran parte delle sue opere per chitarra su ispirazione e istigazione del sommo Andrés Segovia. Fu il successo del Concierto de Aranjuez (1940) di Joaquín Rodrigo a spingere Ponce a completare un concerto per Segovia, il quale, fuggito dalla guerra civile spagnola a Montevideo, colà diede la prima esecuzione pubblica del Concierto del Sur (il “Sud” è un’Andalusia idealizzata dal compositore in omaggio al virtuoso Segovia, nato a Linares, ai piedi della Sierra Morena). «È allegro, sano, grazioso bello», disse Segovia, «e melodico, spontaneo, penetrante». Nato pochi anni prima dei precedenti compositori, Max Reger (1873-1916) percorrere un cammino ancora diverso. Nonostante sia stato difeso da solisti come Adolph Busch e Rudolf Serkin, e i suoi grandi cicli di variazioni sinfoniche (e fuga), come quelle magistrali su tema di Mozart (1914), amate da direttori del calibro di Böhm, Schuricht e Keilberth, esplorate nei magistrali esprimenti di Hermann Scherchen a Radio Brema e fissati nel preziosissimo corpus discografico di Horst Stein a Bamberga, il suo magistero contrappuntistico, rimane un fatto essenzialmente “teutonico”. Reger comunque siede accanto al primo Schoenberg (che ne aveva una stima altissima), in un ramo che scende direttamente dal precetto di Liszt (“qualsiasi accordo può essere seguito da un altro accordo”) seguendo le adorate “nebbie di Brahms“.

Giovanni Gavazzeni

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