Hermann Scherchen (www.wikipedia.org)

Omaggio a Scherchen

Il concerto di venerdì 18 novembre

Orchestra della Svizzera italiana

Direttore
Dennis Russell Davies

 

Giovanni Battista Pergolesi
Palestrina Konzert (Orch. Bruno Maderna)

Girolamo Frescobaldi
Tre pezzi per organo (Orch. Bruno Maderna)

Giovanni Gabrieli
Canzona a tre voci (Orch. Bruno Maderna)

Lodovico Grossi da Viadana
Sinfonie Napoletana, Veronese, Romana, Mantovana (Orch. Bruno Maderna)

Johann Sebastian Bach
Estratti da Die Kunst der Fuge (Orch. Hermann Scherchen)

 

In memoria di Hermann Scherchen, lo Scopritore.

Cinquant’anni fa, nel 1966, Hermann Scherchen moriva improvvisamente a Firenze, dopo aver varato con indiscussa autorità la prima recita dell’Orfeide di Gianfrancesco Malipiero al Maggio Musicale. Moriva nel segno di quella spinta messianica al Nuovo che gli valse da parte di Elias Canetti l’appellativo di Scopritore, animato da «una fede quasi religiosa nel valore morale rappresentato dalla musica» (C. Piccardi). Il suo repertorio (classici esclusi) spaziava da Mahler e Reger alla Seconda Scuola di Vienna, da Weill a Henze; da Honegger a Boulez, da Stravinskij a Nono e Maderna. Coraggioso oppositore del nazismo, Scherchen sentì la missione di educare con e alla musica, sia nel periodo al vertice della programmazione della Radio della Svizzera tedesca sia come direttore stabile del Musikkollegium di Wintherthur (1923-50), proseguendo anche dopo il trasferimento nella casa-studio di Gravesano, aperta, come dice Don Giovanni, “a tutti quanti”, bene inteso a chi condivideva la sua confessione musicale, profondamente politica, sociale e filantropica. La vocazione all’insegnamento legò il famoso direttore tedesco al veneziano Bruno Maderna, il quale nel 1948 si iscrisse su suggerimento di Malipiero (iniziatore anche della sua passione per i maestri antichi, scoperti fra i tesori della Biblioteca Marciana) a un corso di direzione d’orchestra di Scherchen a Venezia. Nei seminari (come quelli di Rapallo seguiti da Maderna), Scherchen proseguiva la lezione di Busoni («Ogni notazione è già trascrizione di un'idea astratta»), dove la “trascrizione” tendeva a divenire un tutt’uno con la composizione, ponte fra passato e futuro. Scherchen direttore era solito impadronirsi delle musiche che eseguiva in una specie «di sconfinamento degli argini esecutivi-interpretativi in un’attività più propriamente compositiva» (A. I. De Benedictis). Come nell’opus magnum dello Scherchen la propria rielaborazione della Kunst der Fuge, «inseguita per decenni e al centro di un circolo esecutivo-interpretativo basato dapprima su rielaborazioni altrui, quindi fissato in un “proprio” testo che sancisce un vero atto di scrittura dell’interpretazione». Non stupisce che la raccolta di contrappunti (fughe) e canoni che J. S. Bach lasciò incompiuta alla battuta 239 della fuga a tre soggetti e che Scherchen considerava «inizio della vera esistenza della musica» divenisse la sua alfa e la sua omega. Una summa che Scherchen diresse con l’Orchestra della Svizzera Italiana a Lugano il 14 maggio 1965.

Giovanni Gavazzeni

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