I mille volti della Riforma

Nel V centenario delle tesi luterane, una settimana speciale RSI Cultura

di Bruno Boccaletti

Le Chiese riformate arrivano all’anniversario di cinque secoli di vita con molta storia nella loro bisaccia e tanti interrogativi aperti sul futuro. La crescita della coscienza sociale e politica, la percezione di essere capaci di fornire strumenti di comprensione e azione al mondo contemporaneo va di pari passo con la crisi del numero di aderenti, in Europa. Altrove, incontriamo Chiese più giovani, dinamiche, con forti radici spirituali. La RSI vuole affrontare il viaggio nei mille volti della galassia protestante in vostra compagnia.

Una delle pagine più celebri de “I fratelli Karamazov” di Dostoevskij è il monologo del Grande Inquisitore. Il prelato è confrontato alla figura storica del Cristo tornato sulla terra e prigioniero davanti a lui. Il Grande Inquisitore svela al Figlio di Dio di avere capito l’essenza della vita: gli uomini hanno bisogno di obbedire, di adorare, di essere dunque organizzati da un potere superiore nella loro tensione verso l’Infinito. La Chiesa è sintesi efficace di questo modo di concepire la religione. Cristo, al contrario, è venuto per ridare la libertà interiore agli uomini, inevitabile elemento di contraddizione. Il personaggio letterario di Dostoevskij individua così, in modo magistrale, la tensione strutturale fra religione organizzata e spirito profondamente religioso.

Ci piace inserire in questa prospettiva letteraria il punto di partenza del movimento protestante, che facciamo storicamente risalire al 31 ottobre 1517, con il celebre gesto del monaco agostiniano Martin Lutero: l’affissione di 95 tesi sul portale della cattedrale di Wittenberg. Quel documento - che affrontava solo alcuni aspetti teologici precisi - diede vita a un cambiamento profondo, epocale, che creò una frattura nel corpo del cristianesimo ben più significativa di quella tra la Chiesa d’Occidente e la Chiesa d’Oriente, più di quattro secoli prima. Ma evocare quell’avvenimento costringe ad uscire dall’ambito puramente religioso: parlare di nascita e sviluppo del Protestantesimo significa affrontare la politica, i costumi sociali, i rapporti tra Stati e comunità, tra Chiesa e società, le fratture che hanno percorso l’Europa e l’Occidente in generale, la libertà interiore.

Martin Lutero, 500 anni fa, non aveva nessuna cognizione di ciò che avrebbe provocato con il suo gesto assurto a simbolo universale. La grande monografia sul mondo protestante di Roland Bainton, tradotta in italiano da Einaudi, ci restituisce un uomo dalle molte contraddizioni e paure, animato da uno spirito di perfezione che si scontra con il dato ontologico: l’uomo sbaglia, è peccatore, ha bisogno della Grazia ma non ne può disporre a suo piacimento, piuttosto ne dipende. Ma ciò che sembra solo rincorsa della perfezione personale, rovello interiore, si sovrappone, inaspettatamente, al dato politico di una Germania frammentata e inquieta, desiderosa di svincolarsi da legami politici sentiti come troppo penalizzanti. È la brace che cova sotto la cenere e diventa fuoco vivo in pochi mesi.

I primi anni del movimento riformato furono straordinari. Il fuoco si trasmise ad altri Paesi. E tra questi spiccano le comunità di Zurigo e Ginevra, con le personalità di Zwingli e Calvino. La frattura tra Chiesa cattolica e Chiese protestanti diventa così anche una frattura all’interno di una Confederazione composta da Cantoni con anime diverse; la frattura verrà di fatto ricomposta in una superiore unità politica solo nella seconda metà dell’Ottocento.

Certamente, nulla sarebbe stato identico - se vogliamo comprendere l’immediato successo del Protestantesimo - se la Chiesa cattolica del Rinascimento non si fosse spinta a fare mercato delle indulgenze, assicurazioni per il Paradiso pagate a caro prezzo da fedeli e governanti. Fu quella la pietra dello scandalo, il terreno fertile che permise il cambiamento. E, paradossalmente, spinse la stessa Chiesa cattolica, nel tentativo di arginare quella che considerava una eresia, a interrogarsi, a propugnare una propria riforma – la Controriforma – che la Svizzera Italiana ben conosce grazie all’opera di Carlo Borromeo, san Carlo.

C’è questo – e molto di più – nella riflessione strutturata che la RSI propone attorno a questo anniversario storico. Riflessione che è in gran parte anticipata rispetto alla data canonica del 31 ottobre, quasi a volere, nelle intenzioni, evitare l’affastellarsi di proposte che accompagnano ogni anniversario mediatico.

La prima suggestione è quella di una serata evento televisiva, a cura di Paolo Tognina, negli studi di Comano, martedì 19. Con gli ospiti si percorrerà un viaggio ideale, che andrà dalla storia di Lutero e della Germania alla Svizzera odierna, dai luoghi in cui il Protestantesimo mostra un volto spirituale – è l’esperienza della comunità di Iona, un’isola scozzese – al grande calderone di ciò che la Riforma ha fatto nascere. Andremo infatti in Brasile e Sudafrica, dove è vivo e propositivo il mondo evangelicale e pentecostale. Se infatti in Europa le comunità riformate soffrono, da un punto di vista numerico, un arretramento che ha molte spiegazioni, altrove - Sudamerica, Africa, Asia, Stati Uniti - si assiste al fenomeno inverso. Prosperano infatti le comunità che fanno del tradizionalismo e della fedeltà letterale al Vangelo la propria bandiera.

 

Rete Due, nella settimana dal 18 al 24 settembre, fornirà una serie di strumenti di comprensione, negli spazi tradizionali di Laser, Moby Dick, Voci dipinte, Geronimo, Blu come un'arancia. La Riforma verrà scandagliata in tutti i suoi aspetti: dalla storia personale di Lutero al rapporto con la modernità, dalla Riforma in Svizzera ai lati oscuri del Calvinismo. E poi, come dimenticare l’intreccio religione-iconoclastia, o il rapporto – Max Weber docet – tra etica protestante e capitalismo?

 

Alla radio sarà inoltre possibile ascoltare il documentario di Daniel Bilenko dedicato a Giovanni Luzzi, figura di biblista grigionese che a fine ‘800 anticipò il movimento ecumenico, produsse una pregevole traduzione della Bibbia e si distinse per il suo impegno sociale.

E poi… spazio alla musica, perché la Riforma ha significato anche un gusto musicale dal forte impatto emotivo. Prima Fila, la serata di Rete Due, dal 18 al 24 settembre offrirà un viaggio ragionato dal Cinquecento ai giorni nostri.

Dulcis in fundo, lo sguardo particolare che Segni dei Tempi, il settimanale televisivo evangelico-riformato darà ai molti aspetti della Riforma. Ci sarà modo, tra l’altro, di raccontare la diaspora dei protestanti locarnesi, fuggiti nel ‘500 verso l’accogliente Zurigo. Nella città sulla Limmat arrivarono uomini e donne di valore, i Von Orelli e i Von Muralt.

Leggi anche l'approfondimento del pastore Paolo de Petris