Tiziano Terzani

Il kamikaze della pace

Il giornalismo non è una professione, è un modo di vivere. E’ una delle dichiarazioni, folgoranti quanto profonde e sincere, del grande giornalista italiano Tiziano Terzani, nato a Firenze nel 1938 e morto nella sua casa di campagna, ad Orsigna, nel 2004. Terzani, corrispondente di guerra per il settimanale tedesco Der Spiegel e per diverse testate italiane, è infatti stato un giornalista molto particolare, che ha interpretato la sua professione nel senso più estremo di testimone dall’interno delle realtà che nel tempo ha descritto e raccontato.

 


 


E dopo anni, decenni di viaggi e di esperienze spesso terribili, sui campi di battaglia, dentro città e paesi in guerra,che l’hanno portato in Cina, Cambogia, Vietnam, Giappone, India, sempre con lo sguardo rivolto al richiamo della coscienza, della conoscenza e della responsabilità, Terzani ha deciso che il suo viaggio decisivo e definitivo andava compiuto dentro se stesso, per fare i conti, fino in fondo, con le sue tante esperienze e con le assurdità cui ha assistito ed ha convissuto, per dire che non c’è guerra che sia né giusta, né utile, né, men che meno, santa.

 

 

E l’ha detto e scritto in diversi suoi libri, fino a quello che raccoglie le sue celebri Lettere contro la guerra (Longanesi, 2002) in cui leggiamo fra l’altro una perentoria, inequivocabile dichiarazione del suo modo di intendere la professione e, appunto, la vita: Qualunque organizzazione mi sta stretta. Ho bisogno di sentirmi libero. E questa libertà è faticosa perché ogni volta, davanti ad una situazione, quando bisogna decidere cosa pensare, cosa fare, si può solo ricorrere alla propria testa, al proprio cuore.

 



Cuore e testa stanno alla base del lungo racconto autobiografico che negli ultimi mesi della propria vita Tiziano Terzani ha voluto affidare, oralmente, al figlio Folco. Ne è nato un libro, uscito postumo, frutto della trascrizione di Folco, che ha per titolo La fine è il mio inizio. Da questo splendido libro è stato tratto un film, girato dal regista tedesco Jo Baier ed interpretato da due grandi attori, Bruno Ganz ed Elio Germano, nelle parti, rispettivamente, di Tiziano e Folco Terzani.