Tzvetan Todorov (Keystone)

Tzvetan Todorov

Solo l’etica potrà salvarci!

di Mattia Cavadini

Nato nel 1939 a Sofia, Todorov si trasfersce nel 1963 a Parigi. Allievo del critico e semiologo Roland Barthes, Todorov pubblica nel 1965 da Einaudi un libro che fa storia, l’antologia I formalisti russi. Teoria della letteratura e metodo critico, un libro che riscuote l’interesse della critica letteraria del tempo, capeggiata dallo strutturalismo francese.

Dopo i primi lavori di critica letteraria, l’interesse di Todorov si allarga alla filosofia del linguaggio. In questo contesto analizza la peculiarità del simbolo che va interpretato facendo ricorso, accanto al senso dell’enunciazione, ad un “secondo senso” che si colloca nell’atto interpretativo. Il simbolismo si lega così strettamente all’interpretazione e al commento (si vedano gli studi Teorie del simbolo del 1977 e Simbolismo e interpretazione del 1978).

 

Negli anni Ottanta la lente di Todorov abbandona l’ambito strettamente letterario e si apre alla storia delle idee. Ispirandosi a Montaigne, Rousseau e Constant volge la sua attenzione alle questioni antropologiche, al rapporto fra oppressore e oppresso, fra invasore e indigeno, fra cultura dominante e cultura dominata. Al centro della sua attenzione si pone il rapporto con l’altro (La conquista dell’America, Einaudi, 1984), un rapporto mai risolto all’interno della società di massa, dove le tendenze alla sopraffazione e al dominio riaffiorano costantemente. Nel suo saggio Di fronte all'estremo (Garzanti, 1992) Todorov analizza gli orrori dei totalitarismi, dimostrando come essi non siano affatto superati, ma come si annidino alle radici della società di massa, quasi ne costituissero la verità oscura e nascosta. 

 

 

Antidoto alle patologie della società di massa, è, secondo Todorov, l’individuo. In questa presa di posizione, lo studioso franco-bulgaro si richiama all'ideale umanistico, rispettoso da un lato delle esigenze del pluralismo sociale e dall’altro aderente alla propria unicità. L’individuo che Todorov celebra è un individuo che sa subordinare le proprie aspirazioni a dei valori più grandi, come la morale e l’amore.  

Todorov pone dunque l’accento sul valore della volontà e della responsabilità individuali, anche nelle situazioni più spaventose di abuso e oppressione. Il suo ultimo libro si intitola Resistenti (Garzanti, 2016). Attraverso figure emblematiche come Etty Hillesum, Germaine Tillion, Boris Pasternak, Martin Luther King, Nelson Mandela, Todorov mostra come all’uomo sia data sempre la possibilità di resistere, di conservare il proprio senso etico pur se sottoposto a trattamenti brutali e supplizi indicibili.

 

Ad ogni crimine o orrore -scrive Etty Hillesum­- dovremo opporre un nuovo pezzetto di amore e di bontà che avremo conquistato in noi stessi. Possiamo soffrire ma non dobbiamo soccombe­re. E se sopravviveremo intatti a questo tempo, corpo e anima ma soprat­tutto anima, senza amarezza, senza odio, allora avremo anche il diritto di dire la nostra parola. E se lo scrive Etty Hillesum, che ha dovuto affrontare la barbarie più atroce che la società di massa ha saputo partorire, ovvero il nazismo, possiamo darle fiducia. Ma soprattutto, come ribadisce Todorov, dobbiamo guardarci dalla tentazione di cadere nella barbarie: Dobbiamo evitare di diventare anche noi dei 'barbari', di diventare torturatori come quelli che ci odiano. Il multiculturalismo è lo stato naturale di tutte le culture. Il nemico è anche interiore, i nostri demoni ci spingono ad assomigliare all’avversario per combatterlo meglio. Ma terrorizzare i terroristi significa diventare come loro (cfr. La paura dei barbari, Garzanti, 2016).