Vacanze forzate

Si chiede l'istituzione di un Sindacato del Vuoto

di Mattia Cavadini

Con le vacanze siamo quasi a posto. Resta scoperta l’ultima di agosto, prima del rientro. Ma troveremo anche lì qualcosa da fare, con degli amici, che hanno i figli dell’età dei nostri. Per cui, nell’ordine, l’estate è così pianificata: due settimane a Londra a studiare inglese, con visita organizzata al National, alla Tate e serata a teatro; due settimane di lingua e sport; due di ferie tutti assieme, in un resort all-inclusive, dove ci si alza, si fa colazione, e via con le attività: tornei di ping-pong, di calcetto e di tennis, bagno, corsi di vela, paddling e kayak. Uno spasso, nessun buco, nessuna ora vuota. Infine, come detto, la settimana in montagna con gli amici, alternando percorsi in mountain bike, parchi avventura, piccole scalate e discese imbracati su una tirolese. Alla sera bagno in piscina, sauna e uno sguardo esausto alle vette illuminate dal tramonto.

Le vacanze estive hanno ormai perso quell’alone romantico, malinconico, dolcemente uggioso che avevano al loro albore e sono diventate un intervallo temporale da assoggettare alla pratica pianificatoria e performativa appresa durante il lavoro. L'obiettivo principale è quello di non lasciare caselle vuote, buchi, ore improduttive. E pensare che il termine vacanza deriva dal latino vacantia, neutro plurale sostantivato di vacans, participio presente di vacare che significa “essere vuoto, libero, mancante”. La parola “vacanza” viene usata anche per ruoli e cariche, che si dicono vacanti quando non c'è nessuno a ricoprirli. L’essenza della vacanza è dunque quella di fare il vuoto, di offrirsi alla mancanza, alla sospensione, alla latitanza.

Essere in vacanza è non aver niente da fare e aver tutto il giorno per farlo, scriveva Orben. Il bello dell’essere in vacanza è il dolce far niente: non avere orari, scadenze, pratiche da consegnare, carte da compilare, appuntamenti, attività da svolgere. In vacanza regna un meraviglioso senso di nulla, che è il vuoto con le sue infinite possibilità, ma il vuoto, si sa, spaventa. E allora ecco che le vacanze vengono riempite di mille cose, come un frigorifero vuoto che va saturato di un’infinità di alimenti onde evitare la depressione. Ed è così che le vacanze vengono colmate di mille attività: sport, viaggi, amici, cene, passeggiate, passioni, amori. Quello che non si è avuto il tempo di fare durante tutto l’anno viene fatto tutto assieme, condensato durante le ferie, in cui si fa di tutto per non avere nemmeno un minuto libero, perché il vuoto è una vertigine difficile da gestire.

 

Eppure, se lo si asseconda, il vuoto è dolce, consolante, ben disposto. Libera dalle ansie, dai desideri, dalle velleità. Nel vuoto non ci sono arrivismi, ambizioni, non ci sono corse contro il tempo per arrivare primi, invidie, conflitti, competizioni. Nel vuoto viene meno l’assillo del fare, e si spalanca un tempo nuovo. Le ore passano lente, gli istanti si dilatano, diventano eterni. Ma c’è chi non sopporta questa dimensione, maledice la noia che intimamente l’attanaglia, non riuscendo a godere della durata del tempo, della sua dilatazione.

La verità è che l’essere umano fatica ad assecondare il vuoto (anche perché assecondarlo significa farsi esso stesso vuoto, predisporsi all’annichilimento dell’io, essere un solo vuoto col vuoto, percorso nient’affatto scontato e che implica un imparentamento amoroso con l’universo spirituale). Ed è così che anche durante le vacanze si fa di tutto per riempire il tempo. Scriveva Seneca: Tutti fanno sì che la vita scorra in fretta. Sono attanagliati dal desiderio del domani e soffrono perché il presente li annoia. Il paradosso è che poi si rincrescono che la vecchiaia e la morte inesorabilmente incombano. Saggezza vorrebbe, invece, che si vivesse ogni istante come se fosse eterno, che si uscisse dal tempo e se ne assaporasse la durata. Almeno in vacanza.

Ma la saggezza è ancora lungi da venire. Anzi, accanto al lavoro forzato, che imperversa tutto l’anno, d’estate si assiste alle vacanze forzate, vacanze in cui, curiosamente, l’essere umano si sottopone ad una nuova e inusitata corvée: quella del divertimento a tempo pieno. Contro questa corvée, che tende a spalmarsi da mane a notte fonda, senza limite di orario e senza alcuna retribuzione, io, in sede minoritaria e assolutamente non vincolante, invoco l’istituzione di un Sindacato del Vuoto, che sorvegli affinché, almeno durante le vacanze, a ciascuno siano garantite quattro ore giornaliere di nulla assoluto, affinché ognuno possa fare finalmente i conti con se stesso, senza nascondersi dietro la maschera del fare, dell’affannarsi, del produrre, del giocare, del confliggere e del competere.