Federico Fellini

I film

Cercando Maddalena

Nel laboratorio del regista durante la preparazione de La dolce vita

Spesso Fellini ha cercato a lungo i protagonisti per i suoi film, arrivando a vedere centinaia di attori su e giù per l’Italia per trovare quella faccia e quel corpo che avrebbe dato vita sullo schermo a personaggi così reali da diventare dei “tipi”.

Per La dolce vita – uno dei suoi film più celebrati e discussi, che offre un ritratto straordinario (per quanto non realistico) dell’Italia degli anni ’60 – e per il ruolo di una delle protagoniste, Maddalena, Fellini cercava un'attrice con una fisicità e una personalità ben precisi che fosse l’illustrazione delle inquietudini, dei dubbi, delle paure e delle speranze della nuova generazione che il film raccontava.

Nella clip Fellini dipinge a parole con estrema precisione quanto va cercando, che, per inciso, trovò poi in un’attrice francese: Anouk Aimèe.

Amo Roma come si ama una donna

Giunto alla storia per una delle sequenze simbolo del cinema italiano dell’epoca, Anita Ekberg che si bagna nelle acque scroscianti della fontana di Trevi, La dolce vita - settimo lungometraggio del regista - viene prodotto nel 1959 ed esce nelle sale nel 1960. In un’Italia pre boom, nella quale la morale cattolica, a braccetto con la politica democristiana, ha messo solide radici, l’uscita della pellicola porta a reazioni di sconcerto e addirittura di rabbia. Al termine della proiezione pubblica del film, in febbraio al Cinema Capitol di Milano, il pubblico si lascia andare a grida e gesti di forte riprovazione. Le cronache dell’epoca raccontano di un Marcello Mastroianni apostrofato all’uscita con “vigliacco, vagabondo, comunista” e di Federico Fellini raggiunto alla nuca da uno sputo uscito dalla bocca di una signora. La polemica si accende immediatamente e la pellicola rischia - per motivi di ordine pubblico - il sequestro da parte del prefetto. Il rischio di un imminente ritiro rappresenta però a sorpresa il miglior lancio pubblicitario per il film, che ottiene grande successo di pubblico, oltre che la Palma d’Oro al 13.mo Festival di Cannes.

All’indomani dall’uscita del film, in pieno clima di polemiche, Federico Fellini spiega in questa intervista come va letto il suo contenuto. Un’opera non disperata, che intende “guardare in faccia i mostri” e confortare con coraggio. La dolce vita - dichiara Fellini - può essere amaro, ma nello stesso tempo mi pare un film tenero, soave, dolcissimo.

Il film è una creatura vitale e parla da sola

Lo spirito libero di un autore come Fellini non può che risultare refrattario a qualsiasi autocelebrazione narcisistica, non può che rifuggire schemi e definizioni precostituite e precotte e certo non compiace gli incauti intervistatori. Lo testimonia questa intervista rilasciata in occasione dell’uscita, nelle sale cinematografiche della Svizzera italiana, del film E la nave va. Scopriamo il carattere schivo e assolutamente anticonvenzionale di un Fellini sarcastico, vagamente annoiato e assolutamente refrattario a vestire i panni dell’artista chiamato dalla macchina giornalistica - all’interno del non troppo protetto meccanismo dell’intervista - a spiegare la sua opera: i simboli e le scelte stilistiche che la rendono tale.

Con sarcasmo Fellini rimprovera ai giornalisti il nevrotico bisogno di trovare dei simboli e di sentirsi in dovere di restituirli allo spettatore, spiegati, predigeriti. Simboli che nel film abbondano, come la nave protagonista della storia raccontata dal film o il rinoceronte che trasporta nella sua stiva.

La televisione secondo Fellini

Giulietta Masina a Lugano in occasione della presentazione del film Ginger e Fred di Federico Fellini, un film che l’attrice definisce nuovo e moderno, per la sua capacità di parlare della televisione e non contro la televisione. Giulietta Masina sottolinea quella che secondo lei è la cifra stilistica e tematica del cinema di Fellini: la sua umanità, la sua attenzione rivolta alla sfera umana, descritta sempre con bontà e divertimento.

Interprete di Ginger, la Masina si augura che il personaggio del film possa trasmettere ottimismo e speranza, e possa riscuotere lo stesso successo e la stessa popolarità della figura di Gelsomina nel film La strada. Ginger infatti accetta con gioia e armonia una terza età che non è affatto limitativa nella vita di una persona, e in questo può essere maestra di vita, così come Gelsomina. Ginger, in questo suo insegnamento, non è solo Ginger ma è specchio della stessa Masina e di Federico Fellini, che non abbandonò mai il gusto e il divertimento di vivere.