Giovedì 12 aprile, 15:50
A metà marzo di quest’anno l'UMP, il partito di Nicolas Sarkozy- candidato a un secondo mandato nelle elezioni presidenziali francesi di aprile e maggio - avrebbe messo a disposizione della comunità musulmana dei pullman separati riservati rispettivamente a uomini e donne per condurli ad un grande meeting elettorale che il presidente candidato teneva a Villepinte.
Negli stessi giorni Sarkozy visitava la Grande Moschea di Parigi dove il presidente uscente tendeva una mano ai musulmani di Francia, cercando di sopire le polemiche sulla carne Halal.
Poche settimane dopo, a Tolosa, il 23enne franco algerino Mohamed Merah, compirà una strage davanti ad una scuola ebraica. Per Sarkozy e per la Francia sarà “come un 11 settembre”. La Francia scopre di avere un nemico in casa, l’Islam radicale cresciuto nelle Banlieue e nelle cittadine della provincia. Un nemico da combattere, subito, con alcune decine di arresti di islamici.
Questa l’attualità di un tema che ha radici lontane, e che una recente ricerca dell’Istituto Montaigne intitolata “Banlieue de la République”, diretta da Gilles Kepel, ha messo in evidenza, lavorando soprattutto nei quartieri e nelle città della cintura periferica di Parigi. Le stesse città dove il 28 ottobre del 2005 scoppiarono le rivolte giovanili conseguenti alla morte per folgorazione di due giovani inseguiti dalla polizia.
“Laser” è andato a Clichy-sous-Bois, il cuore delle rivolte, ed ha incontrato Muhammad, un giovane musulmano, di nazionalità francese, nato e cresciuto a Montreuil, che oggi, dopo aver studiato in Egitto, lavora e insegna in alcuni centri culturali islamici.
Qui puoi (ri)ascoltare il programma dopo la sua prima diffusione.