Giovedì 03 maggio, 15:45
Cuori di tenebra
Dalla metamorfosi animale al mostro interiore
A cura di Franco Brevini
BLU COME UN’ARANCIA
Da lunedì 30 aprile a venerdì 11 maggio 2012 – ore 17.35
REPLICA: il giorno seguente alle ore 01:30
Cane, porco, asino, scimmia, ratto, vacca, verme. Molti insulti che fanno riferimento alla condizione animale sembrano oltraggiosi riconoscimenti di una trasformazione già avvenuta. Da sempre l’animale è stato percepito dalla cultura occidentale come l’immagine di una deformità, di una mostruosità, nella quale l’uomo rischiava di ricadere. Le metamorfosi di cui è ricca la tradizione classica ne sono una conferma. Questa serie di “Blu come un’arancia” ripercorre la storia del confronto con la presenza zoomorfa, fino a giungere alla modernità, che ha fatto ricorso all’animale per dare forma ai fantasmi che si agitavano nel cuore dell’uomo.
Il 05 ottobre 2003 Timothy Treadwell, che era accampato in Alaska insieme alla fidanzata venne sbranato da un orso grizzly. Aveva trascorso tredici estati nel parco, vivendo a stretto contatto con i feroci animali e documentando con il video ogni momento della loro giornata.
Quella del giovane ambientalista statunitense è una vicenda in qualche modo esemplare, che getta luce sulle contraddizioni suscitate dalle ricadute sociali dell’anti-specismo, che pure rappresenta una delle più importanti conquiste degli ultimi decenni. Il suo errore è stato in qualche modo antitetico a quello dello specismo: ha preteso di sostituire un’eccessiva distanza con un’eccessiva vicinanza.
Nel “De humana physiognomonia” di Giambattista Della Porta il filosofo napoletano istituisce frequenti rapporti fra le forme del viso umano e quelle del muso animale, ricavando deterministicamente le qualità del soggetto dalle caratteristiche dell’animale cui somiglia.
Ma se Della Porta vive nel clima rinascimentale e poi barocco della caricatura fisiognomica, più spesso dietro la figura dell’animale si profilano il disordine del tellurico e il baratro della ferinità, sempre pronti a minacciare l’ecumene.
Di solito il regresso alla condizione animale costituisce la più grave delle esperienze, in quanto priverebbe l’uomo della ragione, sentita come l’elemento che invece lo caratterizza.
Nel mondo popolare la metamorfosi zoomorfa privilegia di solito animali di particolare rilevanza simbolica. Non stupisce che alle nostre latitudini sia un animale totemico come il lupo a farla da protagonista, dando vita alla figura del licantropo o del lupo mannaro. Ma anche Hobbes indicherà l’incombente ricaduta nella ferinità originaria con la formula «Homo homini lupus».
Il regresso animale ha il suo capolavoro nella “Metamorfosi” di Franz Kafka. L’orrore per la trasformazione in un mostruoso parassita, materializzazione di quanto più ripugnante
Lo sdoppiamento del personaggio è un tema che percorre la letteratura della seconda metà dell’Ottocento. Una fra le più celebri delle rappresentazioni del dissidio del moderno è il racconto “Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde”, in cui l’analisi di Stevenson sulla scissione della personalità tocca il punto più alto ed emblematico.
La metamorfosi dalla luce all’ombra conduce il soggetto a regredire in una bieca creatura selvaggia, violenta, assetata di sangue. Ma quello che in principio era l’esito della somministrazione di una pozione, sempre più si trasformerà in una misteriosa energia che trascina l’uomo nell’abisso.
Il mostruoso risulta anche liberatorio, dà piacere, fa sentire più vivi: un’esperienza che da Stevenson giunge a Kafka. Il clima culturale è quello della repressione dell’età vittoriana, sperimentato sulla propria pelle anche da Oscar Wilde. Legato alla società vittoriana è anche “Dracula”, il romanzo dello scrittore irlandese Bram Stoker, apparso una decina d’anni dopo il libro di Stevenson. Ricollegandosi al mito del vampiro lanciato da John William Polidori, Stoker costruisce l’ultimo grande romanzo gotico, addensando atmosfere cupe e minacciose, che culminano nell’orrore della scoperta finale.
Nel 1864 Dostoevskij pubblica le “Memorie del sottosuolo”, seguite nel 1871-72 da “I demoni”. Il sogno di palingenesi del progressismo positivista è destinato a infrangersi contro il segreto desiderio di umiliazione, sofferenza e sporcizia che l’individuo avverte, travolto dalla propria facoltà più importante: la volontà.
“I demoni” è la grottesca storia di una vasta cospirazione portata a termine in nome dell’odio nichilista nella Russia del secondo Ottocento. In questa catabasi nei meandri più profondi e imperscrutabili dell’animo umano lo scrittore mostra a quali efferatezze possa spingersi un progetto politico troppo fragile, sganciato da ogni principio morale e religioso.
L’Ottocento, il secolo che aveva proclamato le passioni più nobili, scopre inopinatamente che nell’uomo si annidano sentimenti meno presentabili. «Ogni situazione estremamente abietta, oltremodo infamante, vile e soprattutto ridicola, in cui mi è accaduto di trovarmi nella mia vita – dichiara Štavrogin, il vero personaggio tragico de “I Demoni” - ha sempre suscitato in me, insieme a una collera smisurata, un’incredibile voluttà». Štavrogin è una figura moderna, che nella sua indolenza, nella neghittosità, pare anticipare molti uomini senza qualità del secolo successivo.
«Un’entità vivente – scrive Nietzsche in “Al di là del bene e del male” – vuole soprattutto scatenare la sua forza». A rivelarsi al suo sguardo disincantato è la volontà di potenza, che si fonda sulla contrapposizione fra forte e debole e di conseguenza sulla sopraffazione del forte ai danni del debole, profondamente inscritta e senza alcuna colpa nella natura umana.
Con la «trasvalutazione di tutti i valori» predicata da Nietzsche, la cultura di fine Ottocento rivela il volto più brutale e inquietante dell’uomo. A cavallo del secolo con “Cuore di tenebra” di Joseph Conrad l’ombra che la cultura ottocentesca aveva suscitato dalle zone più segrete dell’uomo diventa orrore.
La serie di “Blu come un’arancia” dedicata all’animale come metafora del mostruoso che si cela nell’uomo si conclude con uno sguardo sulla realtà odierna. La svolta post-umanistica, che a cavallo del nuovo millennio ha messo sotto accusa concetti cruciali come identità, essenza, purezza, specie, ha messo in crisi i modelli antropocentrici, imponendo di ridisegnare i rapporti tra umano e non umano.
L’atteggiamento oppositivo che isolava l’uomo dal resto dell’universo, la sottolineatura di quanto distingue l’umano dal non-umano, l’idea che la realtà esterna non offra alla nostra specie niente di più che una serie di strumenti, tutte queste posizioni, che fanno riferimento a una visione sostanzialista dell’uomo, appaiono oggi sempre meno sostenibili.
Ad acquisire nuova dignità sono state le realtà meticce che vivono nella zona cruciale dei confini. La sequenza umano-animale-macchina supera le antiche dicotomie oppositive e a farsi avanti sono nuove idee di fluidità, di transitorietà, di pluralità, di contaminazione, di metamorfosi. Insomma la bestia non fa più paura, è in noi, siamo noi: tanto vale farci i conti.
Qui potrai (ri)ascoltare il programma dopo la sua prima diffusione.