Giovedì 03 maggio, 15:00
Si chiamano “Hunger Games”, i giochi della fame. E sono quanto di più crudele si possa immaginare. I dodici distretti di Panem – gli Stati Uniti, dopo una catastrofe non meglio specificata – devono estrarre a sorte ogni anno il nome di un ragazzo e di una ragazza, dai tredici ai 18 anni. I prescelti, si fa per dire, combatteranno nell’arena, inquadrati dalle telecamere. Uno solo ne uscirà vivo. Accade ogni anno, da 75 anni. Per il divertimento degli abitanti di Capitol City: ricchi e nullafacenti, vestiti e truccati come alla Corte di Versailles, passano il tempo banchettando mentre il popolo non ha di che sfamarsi. Per ricordare ai distretti da cui provengono che una rivolta già fu affogata nel sangue, e non è il caso di pensare a ribellarsi. Parte da qui, da questa storia terribile presa dai romanzi di Suzanne Collins, il film diretto da Gary Ross. Protagonista Jennifer Lawrence, già premiata a Venezia come attrice esordiente: una moderna Diana cacciatrice, bravissima con l’arco e le frecce, che partecipa ai giochi offrendosi volontaria al posto della sorellina. Non è la prima volta che il cinema racconta la caccia all’uomo. Basta ricordare “La decima vittima”, “Una pericolosa partita”, “Battle Royale”. Qui però la presenza degli adolescenti e del reality show fa più scandalo. E fa pensare a “1984” di George Orwell. Ne parliamo con Stefania Carini, che insegna Teoria dei linguaggi audiovisivi all’Università Cattolica.