Lunedì 24 settembre, 16:35
L’arte pianistica di Glenn Gould celebrata per la prima volta attraverso un radiodramma inedito, trent’anni dopo la scomparsa del pianista e compositore canadese, avvenuta a Toronto il 4 ottobre 1982. La RSI propone “Glenn Gould: il corpo del pianoforte”, radiodramma in 10 puntate scritto e diretto da Carlo Rafele che andrà in onda dal 24 settembre al 5 ottobre dal lunedì al venerdì alle ore 13.30 sulla Rete Due e sul sito Internet www.rsi.ch/dramaradio.
In concomitanza con il radiodramma, da lunedì 1 a venerdì 5 ottobre, alle ore 9.30 e alle ore 15.30, in “Aimez-vous Glenn Gould?” lo stesso Rafele propone dieci conversazioni – da Bruno Monsaingeon, che fu lo scopritore di Gould negli anni ’60, al filosofo della scienza Giulio Giorello – per scoprire un Gould diverso da quello che la storia la storiografia o la leggenda ci hanno finora consegnato.
“Il corpo del pianoforte” racconta l’epopea pianistica e solipsistica di Glenn Gould, mescolando fiction, evocazione storica, documenti sonori.
La sceneggiatura radiofonica privilegia un itinerario di simboli e di avvenimenti significativi (il “mi dissocio” di Bernstein nella storica serata dell’aprile ’62, pronunciato davanti al pubblico esterrefatto; il ritiro dalle sale da concerto a 32 anni; l’atto d’amore verso il microfono e la Tecnica; le originali congiunzioni sonore tra Bach, Wagner e la musica del ‘900) e muove personaggi immaginari che si contendono la sua problematica eredità culturale (due giovani ricercatrici, Cecilia e Anahì, che si mettono sulle tracce di Gould costringendo la sua ombra a rivelare i propri segreti; un Mefistofele afflitto dagli anni – Nicky-Mefisto – che bussa ripetutamente alla sua porta per incitarlo a tornare nella sala da concerto; un giudice chiamato a comminare una pena per il Gould colpevole di falsificare il sacro patrimonio concertistico attraverso inaudite manipolazioni).
L’innovativo e originale progetto radiofonico vuole provocare la curiosità dell’ascoltatore, accendendo una nuova e diversa prospettiva sulla figura del grande pianista-interprete, cercandone le peculiarità artistiche oltre l’orizzonte delle “Variazioni Goldberg”, oltre l’immagine agiografica delle sue prodezze o delle sue eccentricità.
È un lavoro che vuole affermare e mettere in scena l’immagine di un Gould inedito e inconsueto», spiega l’autore Carlo Rafele, «un artista che si fa critico della cultura, che affronta il suono e le sonorità da una nuova prospettiva analitica, che rende la musica classica infinito legame con le pulsazioni sonore del presente, che plasma l’avvenire del suono facendo di Bach un nostro contemporaneo, spogliando Beethoven o Mozart di ogni insopportabile retorica, restituendo Brahms e Wagner alla vertigine metafisica, privilegiando compositori meno conosciuti come Ernst Krenek, Paul Hindemith, Orlando Gibbons, William Byrd».
Due interventi al giorno: il primo nella fascia Shéhérazade del mattino e uno alle 15.00 al pomeriggio.
Dieci Voci, dieci Variazioni, per continuare a scoprire – oltre che ricordare – l’arte pianistica di Glenn Gould 30 anni dopo la morte.
Una carrellata di autorevoli impressioni e convinzioni: da Bruno Monsaingeon, che fu lo scopritore di Gould negli anni ’60, al filosofo della scienza Giulio Giorello, al musicologo Mario Bortolotto, al critico Enzo Restagno, al sociologo della comunicazione Davide Sparti, al critico d’arte Marco Vallora, al docente di filosofia teoretica Carlo Sini. E ancora: Armando Torno, Carmelo Di Gennaro, Cesare Fertonani.
Dieci conversazioni anche per scommettere su un Gould diverso da quello che la storia la storiografia o la leggenda ci hanno finora consegnato.