Tornano a scuola 55 mila allievi in Ticino
(foto Tipress)
Dalla scuola dell’infanzia alle scuole superiori: bambini e ragazzi sono tutti pronti ad affrontare un nuovo anno scolastico. Alla preoccupazione per l’impegno e le forze in gioco - ovviamente proporzionali ai diversi cicli scolastici - si aggiunge quest’anno il fattore nuova influenza.
"Il gruppo di età dei teenagers e dei giovanissimi adulti tende ad essere più colpito di altri gruppi di età dall'influenza A/H1N", lo ha affermato martedì 1 settembre a Ginevra il portavoce dell'OMS Gregory Hartl. Ma se da un lato dalle direzioni dei vari istituti giungono notizie di provvedimenti igienici adottati per contenere il più possibile l’avanzata influenzale, dall’altro lato l’OMS rassicura che i casi più seri non sono tra i teenagers, ma tra persone di dieci anni più anziane e i decessi tra chi vanta almeno vent’anni in più.
Se dunque la nuova influenza non dovrà preoccupare troppo gli allievi delle scuole lasciamo loro tutte le buone e vecchie preoccupazioni relative all’impegno che lo studio stesso comporta e si dice che già quello non sia poco, considerato quanto emerso - almeno per i licei cantonali - dall’inchiesta condotta da Falò e andata in onda nel giugno scorso.
Sia l’attuale scuola dell’obbligo a non motivare e preparare a sufficienza gli allievi ad intraprendere studi superiori (come ha sostenuto Giovanni Jelmini, presidente del PPD, alla rituale festa cantonale del partito), siano i ragazzi di oggi troppo impegnati con attività extrascolastiche o siano i genitori incapaci ad addestrare i ragazzi alla fatica e alla frustrazione che spesso lo studio comporta fatto sta ed è che circa un terzo degli allievi iscritti alla prima liceo non riesce a superare la classe.
Un argomento comunque che deve preoccupare un po’ tutti, considerato quanto suggeriscono le Accademie svizzere delle scienze, che hanno appena presentato la loro visione del sistema educativo elvetico per il futuro, secondo la quale nella Svizzera del 2030 i due terzi dei giovani dovranno disporre di un titolo di studio di livello universitario.
Attualmente la Svizzera importa annualmente quasi 30'000 quadri con un diploma superiore. Per Walther Zimmerli, presidente del Politecnico di Brandeburgo, chiamato dalle Accademie a dirigere lo studio non è sostenibile per la Svizzera continuare ad «acquistare» cervelli all'estero.
Il libro bianco pubblicato dalle Accademie svizzere delle scienze, dal titolo Un'educazione per la Svizzera di domani (di prossima pubblicazione una versione italiana) intende lanciare la riflessione nel mondo politico, che non mancherà di affrontare il problema.
Affaire à suivre dunque per la politica scolastica elvetica, sotto a chi tocca agli studenti e in bocca al lupo alla scuola ticinese.
Falò, 04.06.2009 -
Mediamente nel nostro Cantone un ragazzo su 3 non riesce a superare la prima liceo. Come mai? E anche al secondo anno la situazione non migliora.
Consulenza, 27.05.2009 -
A cura di Mirella de Paris che intervista Rita Beltrami, direttrice dell'ufficio orientamento scolastico e professionale del Canton Ticino.