martedì, 08 settembre 2009 ore 15:41 (UTC+1)

Su con la vita!

Mai più ombelichi scoperti

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Sembra proprio che la tendenza sia quella, la moda lo impone: ci tocca alzare la vita dei nostri pantaloni. Alla resa dei conti, si trattasse di aggiungere pezzi di stoffa, l’operazione rischierebbe di risultare piuttosto improvvisata e maldestra e allora, se vogliamo davvero essere trendy, ci tocca a tutti, prima o poi, far pulizia nell’armadio: far sparire ogni traccia di vita bassa e andare a caccia di pantaloni e gonne a vita alta.

A giovani e giovanissimi toccherà pure elaborare il lutto. Per loro non c’era ragione né stagione, facesse un caldo torrido o scendesse la neve: pantaloni e jeans a vita bassa, quando non bassissima, erano abbigliamento irrinunciabile. Come poter sfoggiare altrimenti il piersing all’ombelico, il boxer o lo string griffato e gli arabeschi tatuati sul fondoschiena? Come farlo ora con la vita dei pantaloni che minaccia di lambire l’undicesima e la dodicesima costola? Per teenagers di mezzomondo la vita bassa ha rappresentato negli ultimi cinque anni una vera e propria divisa, una caratteristica dell’abbigliamento spesso provocatoria e esasperata. Come biasimarli: il bisogno di distinzione dal mondo dei grandi, degli adulti urge, è grande a quell'età. Ma anche per gli adulti non è stato facile resistere alla vita bassa e alla fine hanno fatto capolino qua e là - con intenti ben meno eversivi - i rotolini di pancia di mamme e zie attempate.

Ora i giovani resistono, difendono eroicamente quel pezzo di tessuto mancante e lo dichiarano nei blog, forum e dibattiti in giro per il web.
Ma siamo davvero sicuri che anche a loro un giorno non toccherà buttare tutti i jeans a vita bassa - per buona pace di pediatri preoccupati per la salute di pance, schiene e reni - per fare allegramente posto nell’armadio a pantaloni ascellari - o quasi - quando non addirittura a temuti cinturoni elasticizzati strizzavita come il revival “anni ottanta” impone?

Flussi e riflussi della moda che gioca con attitudini imitative ben note agli antropologi. Ma perché per forza ravvisare nell’imitazione un’attività depersonalizzante e non piuttosto qualcosa di fondamentalmente creativo. È innegabile: l’imitazione del comportamento degli altri ha evidenti scopi sociali: per imparare, per farsi accettare socialmente o semplicemente per essere. Conformisti si nasce.

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Ombelico

In punta di spillo, 13.06.2008 - Un commento sulla moda dall'ombelico scoperto di Eros Costantini