venerdì, 02 ottobre 2009 ore 12:11 (UTC+1)

Caramelle non ne voglio più

Dolci da piccoli e violenti da grandi?

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Secondo uno studio condotto da alcuni ricercatori dell’università di Cardiff , nel Galles, i bambini che ricorrono ogni giorno ai dolciumi presentano più rischi di diventare degli adulti violenti. Pubblicato sul numero di ottobre del British Journal of Psychiatry, lo studio rappresenta la prima ricerca sugli effetti che l’alimentazione esercita sull’insorgere di comportamenti violenti in età adulta.

La ricerca condotta su un campione di 17415 britannici nati nel 1970 ha osservato che tra gli adulti violenti (nella fascia di età tra i 29 e i 34 anni) il 69% erano consueti da piccoli mangiare caramelle e cioccolato ogni giorno. Presso gli adulti definiti “non violenti” è stata invece osservata una percentuale del 42% di persone che  da piccoli avevano ricevuto dosi quotidiane di dolciumi.

“La spiegazione è che concedere ai bambini di mangiare ogni giorno caramelle e cioccolato potrebbe impedirgli di apprendere a pazientare prima di ricevere ciò che desiderano” sviluppando “comportamenti impulsivi strettamente associati alla delinquenza”. È quanto ha dichiarato Simon Moore, responsabile dell’ équipe scientifica che ha condotto la ricerca.
“Accordare più risorse per il miglioramento dell’alimentazione dei bambini potrebbe avere un effetto benefico sulla loro salute e ridurre la loro aggressività”. Così conclude lo studio.

Non si è fatta attendere la reazione della Federazione britannica delle industrie alimentari che parla di "assurdità complete o di uno scherzo di cattivo gusto". Secondo Julian Hunt, responsabile della comunicazione per la Federazione britannica delle industrie alimentari, “i comportamenti antisociali provengono da fattori sociali e dell’ambiente circostante molto profondi, come un’educazione lacunosa, una assenza di autorità parentale e non sono cerrto legati al fatto di cibarsi o meno di caramelle nel corso dell’infanzia”.

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Voglia di dolcezze

Falò, 20.03.2008 - In Svizzera un bambino su cinque è sovrappeso e uno su venti addirittura obeso. All’origine di questo fenomeno in costante crescita vi sono spesso un disagio, un divorzio, un lutto, un trauma affettivo. Per molti ragazzi il cibo diventa così rifugio e consolazione, in particolare merendine e dolciumi. Secondo l’Ufficio federale delle salute pubblica i costi complessivi provocati dall’obesità ammontano a 3 miliardi di franchi all’anno. L’OMS parla di epidemia, Promozione salute svizzera lancia l’allarme e le campagne di prevenzione si moltiplicano. Pesovia è una di queste. Senza diete drastiche o sforzi fisici eccessivi ma con una serie di attività multidisciplinari, si cerca di controllare il peso dei giovani. Falò ha seguito in Ticino la settimana-tipo di 13 ragazzi che, insieme a medici, genitori e monitori, partecipano al progetto Pesovia.