L'arte del comando
Inserto, 19.02.2002 -
Intervista a Francesco Alberoni in occasione dell'uscita del suo libro "L'arte del comando" (Rizzoli, 2002).
La tendenza al conflitto tra pubblico e privato negli uomini di potere
(foto Tipress)
Il potere rende scorretti e immorali, genera ipocrisia e la tendenza a predicare bene e razzolare male.
Lo sostengono Joris Lammers e Diederik Stapel dell'università di Tilburg in Olanda e Adam Galinsky della Kellogg School of Management presso Northwestern University ad Evanston, Illinois, che insieme hanno conodtto una ricerca sull'argomento. Lo studio, pubblicato sulla rivista Psychological Science, offre uno squarcio sui comportamenti umani di non poco rilievo, soprattutto alla luce di scandali di uomini politici e d'affari che si sono susseguiti negli ultimi anni, dimostrando come spesso la vita privata di uomini potenti contraddica il loro atteggiamento in pubblico. Come ricorda Adam Galinsky abbiamo, ad esempio, recentemente visto uomini politici usare fondi pubblici a beneficio personale mentre contemporaneamente chiedevano di ridurre il numero delle persone al governo per contenere le spese, oppure avere relazioni extraconiugali mentre si facevano paladini dei valori della famiglia.
Gli esperti hanno coinvolto un gruppo di volontari in una serie di cinque esperimenti in cui ad alcuni venivano assegnate posizioni di potere (in politica, negli affari etc), ad altri invece ruoli più umili come quello di impiegato statale. A tutti venivano posti diversi dilemmi morali e chiesto in che modo ciascuno si sarebbe comportato. Per esempio veniva chiesto, se avessi la possibilità di evadere le tasse lo faresti? Oppure dilemmi che riguardano il trasgredire il codice della strada o riportare o meno indietro un oggetto rubato. È emerso che tutti gli uomini di potere tendono a un'ipocrisia morale, dicendo cioè che è giusto che ci si comporti rettamente, ma poi di fatto razzolando male. Coloro che non hanno potere tendono invece a un eccesso di zelo nei comportamenti personali, sono cioè molto più severi con se stessi di quanto non lo siano con gli altri, atteggiamento che i ricercatori hanno battezzato ipercrisia.
"Secondo la nostra ricerca - sottolinea Adam Galinsky - il potere e l'influenza personale possono causare una grave sconnessione tra il giudizio pubblico e il comportamento privato, col risultato che gli uomini di potere sono più severi nei loro giudizi sugli altri e più indulgenti verso le proprie azioni personali".
Va detto poi che alla fine "ipocrisia e ipercrisia - sottolinea il ricercatore - perpetuano l'ineguaglianza sociale perché i potenti impongono agli altri regole che loro stessi trasgrediscono, coloro che non hanno potere, invece, non si sentono in diritto di trasgredire e contribuiscono all'inequità".
E a proposito di potere e moralità, a qualsivoglia persona abbia responsabilità di comando si rivolge Francesco Alberoni nel suo libro L'arte del comando (Rizzoli, 2002). In occasione dell'uscita del volume Giovanni Conti lo avevea intervistato. Riproponiamo qui quell'intervista, nella quale Alberoni parlava dell'importanza che un leader possegga soprattutto delle qualità morali, delle virtù, perché solo se le possiede può raggiungere il suo scopo e produrre buoni risultati.
Inserto, 19.02.2002 -
Intervista a Francesco Alberoni in occasione dell'uscita del suo libro "L'arte del comando" (Rizzoli, 2002).