La recensione di Paolo Guglielmoni
Buio in sala, Rete Tre, 25.01.2010 -
Un film ricco di tutto ma a cui forse manca un elemento basilare
(foto © 2009 Twentieth Century Fox Film Corporation. All Rights Reserved)
Un film di James Cameron. Con Sam Worthington, Zoe Saldana, Sigourney Weaver, Laz Alonso, Joel Moore
Fantascienza, Ratings: Kids+13, durata 150 min - USA 2009 - 20th Century Fox - Uscita venerdì 15 gennaio 2010
Un soldato paraplegico, Jake Sully. Un pianeta lussureggiante – Pandora – ricco di forme di vita ma anche di preziosi minerali da saccheggiare. Una spedizione scientifico-commerciale che dovrebbe convincere i pacifici e saggi selvaggi spaziali tutti blu a collaborare con gli evoluti (e avidi) invasori umani. Il tutto grazie all’uso degli avatar, corpi artificiali guidati a distanza da scienziati, interfacciati ad un apposito macchinario. Il marine Jake, "della tribù dei Jarheads", è chiamato a sostituire il suo gemello defunto ed è pronto a calarsi nella parte con militaresco celodurismo, ma poi non appena viene a contatto con le meraviglie nascoste del pianeta e con la saggezza panteistica degli abitanti si ricrede e “dimentica per che squadra sta giocando”.
Accuse di plagio da romanzi di fantascienza russa anni ‘60, ma anche fin troppo singolari punti di contatto con Pocahontas o con Balla coi lupi; record d'incasso strabilianti che rischiano di portare ben presto il film in testa alla classifica di tutti i tempi (siamo a circa un miliardo e mezzo di dollari, a sorpassare Titanic mancano 300 milioni); primati stracciati anche per quanto riguarda il costo complessivo dell’operazione, si dice 400 milioni di biglietti verdi; premi che iniziano a fioccare, a partire dai recentissimi Golden Globes come miglior film drammatico e come miglior regia (e come spesso si dice, i Globes sono il miglior viatico verso gli Oscar). Per non dire delle discussioni su quale sia la giusta età di fruizione ("13 anni accompagnati" negli USA, dove persino Obama ha fatto da tutor alle sue figlie; nessuna limitazione in Italia; da 10 anni nella Svizzera italiana) e delle accuse di antiamericanismo (ma anche paradossalmente di eccessivo americanismo) che il film si è sentito rivolgere. James Cameron non si è fatto davvero mancare niente, consapevole del fatto che a fare di un lungometraggio un fenomeno globale non è soltanto la sua qualità artistica: alla costruzione di un aspirante mito contribuiscono tanti altri elementi, che significano attenzione mediatica accresciuta, quindi maggior visibilità, dunque planetaria diffusione tra i potenziali spettatori del messaggio conscio o inconscio dell’ “evento da non mancare per nessun motivo”.
Da giorni però mi arrovello sulla domanda più banale e devo dire che ad una risposta non sono ancora arrivato. Avatar è un bel film? Al di là della fantastica e strabiliante esperienza ludica del 3D, che ci riporta ad una dimensione di spettacolo puro e che ha fatto parlare di punto di non ritorno verso un nuovo modo di fruire il cinema, possiamo accostare gli space-indigeni bluette di Cameron alle creature indimenticabili del grande cinema d’intrattenimento del nostro tempo? Possiamo includere la sua Pandora tra gli universi imprescindibili di un olimpo non solo della fantascienza ma della fantasia cinematografica? Ho forti dubbi. Penso a Guerre stellari di Lucas, a “ET di Spielberg, a Blade Runner o Alien di Scott. Per restare a Cameron penso a Terminator. A me sembra che l’enorme, incredibile, difficilmente eguagliabile capacità di sognare soluzioni visive e tecniche che è da sempre il punto di forza del regista canadese (ad esempio in Abissi, Terminator 2, nello stesso Titanic) a tratti non sia stata accompagnata da una analoga forza narrativa. Il che non è a priori un grosso problema, perché come dimostra Avatar un film può funzionare grandiosamente a livello di intrattenimento di massa anche se la storia è convenzionale e non particolarmente originale. Però dà la sensazione di un’occasione parzialmente sprecata, o almeno di un piatto prelibato cucinato senza un ingrediente. Si va in sala, si indossano i famigerati occhialini, si gustano le quasi tre ore di meraviglia, di stupore, di scene mozzafiato, di cinema allo stato puro simile all’esperienza sensoriale proposta dai fratelli Lumière. E alla fine si esce soddisfatti della scorpacciata fatta dagli occhi, ma con la sensazione che un dettaglio non torni fino in fondo. Ci sono il peperoncino, il pepe, lo zenzero, il coriandolo, il curry, la noce moschata e i chiodi di garofano, tutte le spezie saporite che volete, ma ad Avatar manca il sale di una narrazione all’altezza, che l’avrebbe probabilmente innalzato a capolavoro. Pazienza.
TM and © 2010 Twentieth Century Fox Film Corporation, 11.12.2009 -
Buio in sala, Rete Tre, 25.01.2010 -