venerdì, 09 aprile 2010 ore 15:43 (UTC+1)

Green Zone

Un thriller tutto adrenalina con Baghdad e le armi chimiche sullo sfondo

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di Monica Bonetti


(foto © 2009 Universal Studios)

Un film di Paul Greengrass. Con Matt Damon, Greg Kinnear, Brendan Gleeson, Khalid Abdalla, Amy Ryan
Drammatico, durata 115 min - Gran Bretagna, USA, Francia, Spagna 2010 - Universal Pictures - Uscita nella Svizzera italiana venerdì 9 aprile 2010

Se un grande esperto di action movie (Bourne ultimatum e Bourne supremacy) che però è anche regista raffinato e profondo nell’affrontare tematiche scottanti e di attualità (Bloody Sunday, sul terrorismo in Irlanda, United 93 ambientato nell’aereo che l’11 settembre non andò a segno) decide di ambientare un thriller a Baghdad subito dopo la conquista della città e mentre le truppe americane erano impegnate a cercare le presunte armi di distruzioni di massa nel 2003, un risultato è sicuro: la tensione nel film sarà massima e di sicuro impatto.

E certo di Green zone si può dire tutto ma non che manchi di tensione narrativa. Paul Greengrass si appoggia a Imperial Life in the Emerald City: Inside Iraq's Green Zone, il romanzo del caporedattore della sede di Baghdad del Washington Post Rajiv Chandrasekaran, per costruire insieme allo sceneggiatore Brian Helgeland un perfetto racconto a meccanismo al cui centro sta un ufficiale dell’esercito americano duro e puro interpretato dall’amico e già sperimentato partner nella saga di Jason Bourne Matt Damon. Roy Miller è a capo di una delle molte squadre incaricate di scovare le armi di distruzioni di massa di Saddam Hussein. Ma i luoghi indicati dalla Cia come probabili nascondigli si rivelano immancabilmente «puliti» e Miller non ci mette molto a cominciare a chiedersi perché e a cercare da solo le risposte che ai suoi superiori non sembrano interessare.

Greengrass è categorico nel definire il suo film «un thriller ambientato in Iraq» unicamente perché Baghdad era nel 2003 il posto più pericoloso al mondo e quindi lo scenario ideale per trovare le condizioni estreme. Solo queste infatti, secondo il regista inglese, garantiscono un thriller efficace perché è in queste condizioni che le contese morali diventano più intense.

Greengrass ha iniziato la sua carriera lavorando alla tv britannica ITV come documentarista, e in quanto tale ha girato il mondo sulla scia dei conflitti più sanguinosi. Un’esperienza che gli ha certo regalato sensibilità per l’attualità ma da cui Greengrass non ricava la tentazione di un cinema a tema, né quella di dedicarsi a quello di impegno civile. Il suo Green zone non aspira a fare da bignami o a dare spicce lezioni di storia a chi si è perso i telegiornali degli ultimi 7 anni.

La storia della fallimentare ricerca delle armi chimiche la conosciamo già e il regista non perde un minuto per indagarne ulteriormente le motivazioni. Quello che gli interessa è altro. E quest’altro lo fa benissimo: portando lo spettatore al centro di un'azione come solo il cinema sa fare, trasportando i vicoli e la polvere di Bagdad direttamente attorno alle poltroncine di velluto rosso ben oltre quanto riesca alla più sofisticata tecnologia 3D, e soprattutto regalando al cinema una delle scene di inseguimento a tre più spettacolari mai girate. È questo l’unico piano a cui Greengrass vuole ancorare il successo del suo film. L’analisi e il giudizio politico sono per un'altra occasione.

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(© 2009 Universal Studios)

© 2009 Universal Studios

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Universal Pictures, 09.04.2010 -

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La recensione di Marco Zucchi

Universal Pictures, 09.04.2010 -