Fedele nello spirito e nella forma al romanzo di Cormac McCarthy da cui è tratto
(foto Ascot Elite)
Un film di John Hillcoat. Con Viggo Mortensen, Kodi Smit-McPhee, Charlize Theron, Robert Duvall, Guy Pearce
Drammatico, durata 111 min - USA 2009 - Ascot Elite - Uscita nella Svizzera italiana venerdì 9 luglio 2010
Un uomo, un bambino, un carrello. La strada davanti a loro, ma nessuno sa dove conduce, né d’altronde da dove proviene. Semplicemente i due camminano verso sud dove – forse – troveranno condizioni di vita più facili, una sopravvivenza meno precaria, una speranza meno effimera in compagnia di quegli uomini«gentili» che cercano, senza saperli più neppure riconoscere.
Il loro mondo è l’inferno apocalittico che segue una catastrofe di cui nulla si sa (ma importa forse a quel punto saperne di più?). Della luce e dei colori che hanno preceduto questa desolazione percepiamo solo alcuni sprazzi visualizzati nei ricordi e nei sogni del protagonista che per sopravvivere coltiva i propri incubi: «Chi fa brutti sogni nutre ancora la capacità di ribellarsi, chi fa solo bei sogni oramai si è arreso».
È un film cupo The road di John Hillcoat, come cupo e duro era il romanzo omonimo di Cormac McCarthy da cui è tratto e che ha vinto il premio Pulitzer nel 2007.
Un film che riconferma dopo Non è un paese per vecchi quanto l’universo dello scrittore di Rhode Island possa essere efficacemente restituito su schermo con tutta l’angoscia e la desolazione che le sue parole sanno evocare.
Un’angoscia e una desolazione a cui John Hillcoat resta aderentissimo scegliendo la totale fedeltà al romanzo da cui si è fatto guidare passo passo nella costruzione della sceneggiatura.
L’uomo (un Viggo Mortensen assolutamente in parte, scavato e intenso nell’assoluta drammaticità del suo personaggio) e il ragazzo (l’esordiente Kodi Smit-McPhee) – non sapremo mai il loro nome, entità ormai impersonali e quindi spogliate di un elemento socializzante come un nome – si muovono nel film come nelle pagine del libro vagando in un mondo così desolato e vuoto da apparire claustrofobico. Con loro hanno tutti i loro averi: cibo in scatola e vestiti raccolti per strada per proteggersi da un ambiente rigido ed estremo. Per trasportare queste poche cose un carrello corredato di specchietto per sorvegliarsi le spalle: un mondo così duro è anche estremamente crudele e pericoloso e qualsiasi incontro può rappresentare la fine, delle speranze e della vita.
Il problema di The Road non è certo la fedeltà ma semmai quello di esserlo troppo, dimenticando di cercare un’intuizione, un respiro, un’ispirazione originale che siano in grado di redimere tutta la desolazione di questo apocalittico racconto. Nell’opera letteraria questo compito è assolto dal sentimento d’amore e condivisione che unisce padre e figlio. Un amore che la poesia delle parole di McCarty, pur nel suo pessimismo, è capace di raccontare benissimo, sublimandolo nel desiderio di bene e di bello dell’uomo. Il film non riesce a ritemprarsi, o almeno non completamente, alla medesima fonte e il risultato è un film forte, rigoroso e coerente, a cui manca però quell’indefinibile elemento di poesia e di calore che potrebbero renderlo davvero memorabile.
07.07.2010
Ciak, Rete Uno, 09.07.2010 -