La recensione di Gino Buscaglia
Ciak, Rete Uno, 09.07.2010 -
Un altro colpo ben riuscito per la Pixar
(foto © 2010 Walt Disney Studios)
(foto © 2010 Walt Disney Studios)
(foto © 2010 Walt Disney Studios)
Un film di Lee Unkrich. Con Tom Hanks, Michael Keaton, Joan Cusack, Tim Allen, John Ratzenberger
Titolo originale Toy Story 3. Animazione, Ratings: Kids, durata 103 min - USA 2010 - Walt Disney - Uscita nella Svizzera italiana mercoledì 7 luglio 2010
Un delizioso racconto metaforico sul crescere e sulle difficoltà che comporta abbandonare l’infanzia.
È questo in sintesi Toy Story 3, campione d’incassi sia negli Stati Uniti dove ha già superato i 368 milioni di dollari (ne è costato 200), sia nel resto del mondo con una cifra che si avvia a raggiungere quella americana. Lassater e soci alla Pixar sono riusciti ancora una volta nell’impresa di divertire e commuovere confezionando un film trasversale capace di intenerire i più piccoli e far riflettere i più grandi, genitori compresi.
D’altronde proprio con Toy Story nasce la Pixar e se già nei due capitoli precedenti il cardine era l’amore indissolubile tra un bambino e i suoi giocattoli e soprattutto il tocco di genio consentito dalla logica rovesciata dei «cartoon» che assegna ai toys una vita propria facendone la replica speculare del mondo dei bambini, il rovesciamento di prospettiva diventa il cardine da cui prende forma la terza avventura del cowboy-sceriffo Woody, dell'astronauta Buzz e di tutti gli altri giocattoli.
Andy è cresciuto e in procinto di partire per il college. Con i giocattoli che giacciono abbandonati in una cassapanca non gioca più da tempo ed essi si interrogano sul destino che li attende: soffitta, mercatino, discarica? Quando – ma è uno sbaglio – è proprio tra la pattumiera che si ritrovano, non resta che prendere l’iniziativa e lottare per la sopravvivenza.
La storia è un fuoco d’artificio di trovate e colpi di scena in cui si alternano con maestria citazioni da classici (uno su tutti La grande fuga che non a caso dà il titolo all’episodio), un po’ di horror (come interpretare altrimenti le scene nella silo-prigione in cui si ritrovano confinati?), un tocco di commedia e tante strizzatine d’occhio agli spettatori più smaliziati.
Un inno al cinema, alla capacità di sognare e inventare storie che lo presuppone, e al dono di saper restare un po’ bambini legati alla propria infanzia (ma per i casi sfortunati va bene anche quella dei propri figli, o dei figli degli altri…). Da vedere.
© 2010 Walt Disney Studios, 07.07.2010 -
Ciak, Rete Uno, 09.07.2010 -