lunedì, 07 marzo 2011 ore 09:00 (UTC+1)

La diva del futuro?

Tra le nomination la ticinese Carla Juri

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di Marco Zucchi

Carla Juri, candidata ai Quartz
(foto Tony Thornton)

L'attrice nella metropolitana berlinese
(foto RSI)

Un primo piano "da telefonino" di Carla Juri
(foto RSI)

L'hanno candidata ai Quartz per la sua interpetazione nel cruento "180°", il film che ricostruisce la vicenda dell'impiegato comunale zurighese Günther Tschanun, che preso da raptus omicida nel 1986 sparò contro i colleghi. Fino alla nomination la leventinese Carla Juri era semplicemente una giovanissima che muoveva i primi passi nell'ambiente del cinema svizzero, ora invece si è guadagnata una piccola aura di "promessa" e tanta curiosità da parte di tutti. 

Sarà forse per il fatto di essere l'unica rappresentante ticinese in lizza quest'anno. Certo, c'è Soldini con le sue due candidature, che produttivamente rappresenta la Svizzera italiana, ma l'autore di Cosa voglio di più - non facciamo finta - è milanese e quindi carica sulle giovani spalle della bella Carla tutta la responsabilità dei vessilli campanilistici.

In più c'è il fascino della scoperta, perché di questa bellezza acqua e sapone, partita da Ambrì per girare già da ragazzina l'America e poi l'Europa, non si sa francamente granché, se non che dà l'impressione di impegnarsi, di non fermarsi davanti alle difficoltà, e di crederci molto.

Come tanti ragazzi e ragazze della valle - è la prima cosa che ci ha detto con orgoglio - ha trascorso un'infanzia risolutamente biancoblù. L'hockey, guardandone l'esile bellezza e i capelli pettinati un po' da figlia dei fiori, sembrerebbe la cosa più lontana da lei che si possa immaginare. Invece con guanti e bastone è emigrata addirittura negli States quando era un'adolescente, proprio per praticare lo sport che è nel dna di ogni leventinese. 

Poi sono venute le passioni per la danza e - con un certo pragmatismo che badava anche alle possibilità di lavoro - della recitazione cinematografica. Oltre a 180°, è apparsa recentemente nello riuscito Stationspiraten, anch'esso in gara per i Quartz, e nell'anglo-ticinese di prossima uscita Jump di Bindu de Stoppani. Per crescere, magari con un ruolo finalmente da protagonista, si sta dando con impegno costante a provini e casting. Tanto che la sua vita trascorre in questo periodo ben più tra Berlino, Londra e Roma - così ci ha raccontato - che non nella natia e amata Ambrì Piotta ("se mai dovrò fermarmi in un solo luogo, scelgo Ambrì"). Proprio a Berlino siamo andati a trovarla durante il recente festival del cinema e lei ci ha portato in giro per i suoi luoghi, la metropolitana, le fermate della linea che da Potsdamer va verso ovest, fino alla famosissima Kurfüstendamm che prima della caduta del muro era la via berlinese per eccellenza.

La telegenia non le manca davvero e questo è un primo notevole punto a favore. Basta guardare le foto spontanee che le abbiamo scattato in metropolitana, in cui esplode tutta la sue dolcezza quasi bambinesca, per poi confrontarle con qualche intenso primo piano da book fotografico, che dà l'idea di quanto fatale possa apparire in Stationspiraten, quando si materializza ad una finestra come sogno di eterno femminino di uno dei protagonisti.

A dirci se Carla diventerà qualcuno e se magari tra qualche anno - come capita per l'altra ticinese d'esportazione Melanie Winiger - per avere udienza sarà necessario passare da un addetto stampa e trovare incastri in un'agenda intasatissima, può essere soltanto il tempo. Le premesse per fare bene ci sono, ma il mondo del cinema è duro e spietato ed è il classico ambiente in cui vale la frase "only the brave". Il coraggio e la convinzione - lo si intuisce al primo incontro - non le mancano.

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