Un "Oscar" al Ticino
Il Quotidiano, 13.03.2011 -
LA 1
Cenerentola trova il cristallo (ma senza scarpette)
A piedi nudi sul palco...
(foto Keystone)
Jane Fonda e Robert Redford, ma soprattutto Neil Simon, forse sarebbero tentati di chiedere le royalties: la citazione involontaria e gioiosa di A piedi nudi nel parco a Carla Juri è venuta così, come un gesto spontaneo, per non attardarsi nella rincorsa verso il palco del KKL da cui era appena stato annunciato il suo nome. "Der Quartz für die Beste Darstellung in eine Nebenrolle geht an ..." Carla Juri da Ambrì! Lei molla i tacchi a spillo e se ne va scalza a ritirare quella specie di clava trasparente che è il Quartz. Ragazzaccia della valle appassionata giocatrice di hockey su ghiaccio, ha trovato in seguito una passione attoriale che l'ha portata fin qui. Di poche parole, apparentemente timida, con l'aspetto da ragazzina ancor più giovane dei suoi venticinque anni, la bionda leventinese ha scritto il suo nome sulla cartina geografica del cinema e ora difficilmente a livello svizzero ci sarà qualche addetto ai lavori pronto a dire "Carla chi?".
Il suo premio per l'attrice-attore non protagonista è arrivato come la bella favola di una Cenerentola con la carrozza che non si ritrasforma in zucca, anche perché la favola lei se l'è sudata con provini, provini e provini, viaggi di qua, viaggi di là, casting impegnativi e qualche volta infruttuosi (è stata lì lì per diventare la donna-bambola del Sennentuntschi di Michael Steiner; visti gli esiti del film vien da dire: meglio per lei che sia andata male), ma qualche volta positivi, come nel tragico 180° di Cihan Inan per il quale ha vinto il premio. Che l'italofonia e la Svizzera italiana ricevano gratificazione, dopo le tre nomination lusinghierissime ma non andate a segno di Sinestesia lo scorso anno e le due di Cosa voglio di più questa volta, è una notizia in fondo piacevole, importante, che testimonia un minimo di attenzione a livello nazionale anche per l'esigua ma vitale realtà cinematografica del sud delle Alpi. Che poi Carla sia bilingue e abbia vinto con un ruolo in schwizerdütsch fa ancora più piacere, perché suona come messaggio non ostinatamente regionalistico.
Intanto a proposito di regionalismi il Sonntagsblick ha eloquentemente ignorato la fotografia delle vincitrici del premio per il miglior film, le romande Stéphanie Chuat e Véronique Reymond (La petite chambre), così come quella del vincitore per il miglior documentario, l'altro romando Jean-Stéphane Bron (Cleveland contro Wall Street), per soffermarsi sulle immagini di personaggi assai meno centrali nella cerimonia di quest'anno, ad esempio il solito Michael Steiner, genietto del cinema svizzero che malgrado il colpo un po' a vuoto dell'ultimo film continua a meritarsi un centropagina che sa un po' tanto di "quanto stiamo rosicando".
Degli altri premi abbiam dato conto nel catalogo mozartiano pubblicato in questa pagina del sito. Restano gli echi di una cerimonia sfarzosa, con tanti invitati ma forse l'assenza di un pubblico di gente comune che potrebbe pur anche trovarci qualcosa di interessante (una proposta per il futuro: permettere a radioascoltatori e telespettatori di vincere gli inviti per la serata), in cui hanno brillato gli ospiti che consegnavano i premi: il "cammello" poliglotta Massimo Rocchi; il geniale e garbato Daniele Finzi Pasca (che però ha annunciato un Premio speciale della giuria alla sceneggiatura, anziché alla scenografia, traendo in inganno anche noi); l'intimidita e soave Alba Rohrwacher (che sa il tedesco, ma siccome gli organizzatori le avevano detto "ti parleremo in francese", diligentissima ha cercato di rispondere nella lingua di Molière); la più avvenente del settetto federale, Doris Leuthard; il nuovo direttore generale SSR Roger De Weck, che ha raccontato una divertente storiella su Burkhalter e Medvedev. E tutti gli altri. Hanno gioito invece coloro che ricevevano la clava... ops... il Quartz. Non una scultura di Giacometti (per quanto, il cubo astratto della Beyeler un po' possa ricordarlo), non una di quelle cose che quando arrivi in casa di uno gli dici: "Mamma mia che buon gusto, ma dove l'hai comprato?". Però conta il significato simbolico. E come diceva Andreotti, il Quartz logora chi non ce l'ha.
Solo una postilla per le cadute nel Maelström della stanchezza del vostro umile narratore, che qualche radiocastroneria nella foga e nella concitazione l'ha pur sparata e se ne scusa. E allora Renato Berta (che però la presentatrice della serata ha chiamato Roberto, quindi c'è sempre chi fa peggio) non è soprannominato Chicco come ci è sfuggito (quello è un altro), bensì, come noto, Ciccio. Scusa Roberto... ehm, Renato. E poi Goodnight Nobody continua a chiamarsi così, letteralmente buonanotte nessuno, e non Goodbye Nobody come uscì da imperfette labbra di cronista. Vabbè. Uno è stato il grande braccio destro dell'immenso Daniel Schmid, l'altro è un film che il Quartz (per la colonna sonora) se l'è pur sempre portato a casa, quindi mi perdoneranno.
Archiviamo i Quartz 2011 e attendiamo i primi Premi del cinema svizzero dell'era del voto totale da parte dell'Accademia. Dal 2012 infatti non ci sarà più una giuria nominata dall'Ufficio federale della cultura a dire l'ultima parola su chi vince, ma toccherà solo e soltanto ai voti dei membri accademici sancire i destini, le glorie, le fortune, le speranze, il cattivo gusto soprammobilistico dei talenti del nostro cinema.
Il Quotidiano, 13.03.2011 -
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Attualità culturale, 13.03.2011 -
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