lunedì, 18 maggio 2009 ore 20:17 (UTC+1)

Looking for Eric

Quando il tuo calciatore del cuore appare magicamente

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di Marco Zucchi

Un film di Ken Loach. Con Steve Evets, Eric Cantona, Stephanie Bishop, Gerard Kearns, Stefan Gumbs
Commedia, durata 119 min - Gran Bretagna, Italia, Francia, Belgio 2009

Quando Ken Loach si «abbandona» alla commedia (ovviamente alla sua maniera sempre attentissima alla realtà sociale delle classi lavoratrici) fa forse storcere la boccuccia a qualche avanzo residuale di critica militante, che lo vorrebbe sempre cigliosamente chino sui destini del mondo. In compenso fa felici tutti quelli che ne apprezzano la capacità di lettura del nostro tempo, quasi senza pari. Capita così che l'uomo che sul palco di Locarno disse degli sponsor «chi mangia col diavolo deve portarsi un cucchiaio lungo» dia l'ennesima dimostrazione di saper variare i toni.

Vuole affrontare un argomento scottante come la crescente violenza giovanile che sgomenta la Gran Bretagna, la crisi di valori che ha prodotto baby gang e baby assassini pronti a giustiziare amichetti e passanti per un'occhiataccia o un gesto, ma ci riesce – incredibilmente – facendo ridere di gusto per due ore gli spettatori, parlando anche di famiglie disgregate, di disperazione amorosa ed esistenziale, della forza salvifica degli amici. E di un elemento iconico della cultura inglese come il calcio.

Looking for Eric ha un omonimo protagonista in cerca di se stesso: postino, padre di una figlia da cui è scappato e marito di una moglie che ha lasciato, patrigno di due ragazzi annoiati e senza qualità, titolare di una vita mediocre per non dire triste, che solo l'allegria compagnona dei colleghi-amici e la passione bambinesca per il il Manchester United contribuiscono a rallegrare. In camera ha il poster in grandezza naturale di un grande ex dei Red Devils, l'altro Eric del film, ovvero The King Eric Cantona. E il suo eroe, malgrado lui sia ormai un uomo fatto di mezza età, gli viene in soccorso apparendogli come un angelo custode, con la forza da dialogo socratico di un life coach e la verve carismatica del mito: appensantito e barbuto, ma espressivo più di un attore consumato (come ampiamente dimostrato, colletto della maglietta alzato, in tanti anni di carriera negli stadi).

Eric il postino deve ritrovare l'amore, deve affrontare dei gangster senza scrupoli che hanno coinvolto il figliastro, deve dare un senso ad una vita che parrebbe averne poco. Eric il calciatore lo aiuta a comprendere, tra massime da predicatore ed una umile smemoratezza nei confronti delle sue gesta sportive. E poi ci sono gli amici, il pub, le maglie rosse del Man-U, il gruppo come entità positiva in grado di aiutare il singolo, in opposizione al gruppo inteso come gang, con i suoi codici deviati, le pistole nelle intercapedini del pavimento, gli immancabili rottweiler e un grado zero di moralità.

Come si vedrà in una scena catartica e ad effetto (tutti con la maschera gommata di Cantona, come gli ex-presidenti di Point Break, a distruggere la casa del bullo violento) la creatività sconfigge il male e la capacità di far leva su modelli positivi – fossero anche quelli poco spendibili tra l'intellighenzia come i calciatori di successo – si rivela cruciale nel motivare ad una vita migliore. Nota di merito come sempre per il cast. Uno scopritore di facce vere, espressive e vitali come il regista britannico è merce rara. Il resto lo fanno battute e situazioni imprevedibili, surreali e quotidianissime, capaci addirittura di suscitare un battimani ritmato di dieci minuti tra i giornalisti festivalieri, gente che di secondo nome normalmente fa Iceberg.

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Ken Loach

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Looking for Eric, il trailer

18.05.2009

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La recensione di Daniel Hürlimann

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