mercoledì, 20 maggio 2009 ore 12:17 (UTC+1)

La Storia in concorso

Due film che fanno i conti con la memoria storica per Pedro Almodovar e Marco Bellocchio

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di Monica Bonetti

Un Almodovar che consegna al pubblico il suo personalissimo otto e mezzo e un Bellocchio che convince tutti tranne i connazionali generalmente indulgenti con il cinema di casa. Si potrebbe riassumere così la giornata di martedì sulla Croisette.

L’8 e mezzo di Almodovar - Los Abrazos rotos è un omaggio al cinema e al fare cinema che Pedro Almodovar in conferenza stampa ha sintetizzato in questo modo spiegando l’intento del film: «riportare alla luce la memoria storica, ma anche i ricordi personali prima che si trasformino per sempre in fantasmi insopportabili.» Un'intreccio di melodramma personale (il regista protagonista del film è diventato cieco a seguito di un incidente dai contorni misteriosi) e di storia spagnola, di cui il protagonista è una sorta di metafora: «La Spagna è un paese che ha dovuto dimenticare la sua storia e ricominciare da capo scordandosi spesso anche di fare davvero luce sugli orrori del franchismo», ha aggiunto sempre in conferenza stampa Almodovar.
I giudizi sul film sono generalmente buoni (soprattutto quelli sulla prova di Penelope Cruz una volta di più alle prese con un personaggio complesso, difficile, dalle mille sfaccettature a cui l’attrice regala fascino e sensualità), anche se qualcuno gli rimprovera la complessità del gioco a incastro, quasi film nel film che come scatole cinesi si infilano uno nell'altro, e un certo eccesso di verbosità a cui ALmodovar ricorre forse per spiegare il complesso meccanismo.

Il caso di Vincere - Di memoria e smemoratezza storica ce n’è molta anche in Vincere, il film di Marco Bellocchio apprezzato da tutti tranne dalla stampa italiana, insolitamente dura nel giudicare il film. Vincere ricostruisce la vicenda poco nota della relazione giovanile che Benito Mussolini ebbe con Ida Dalser. Una relazione che sfociò, forse, in un matrimonio e in un figlio, prima riconosciuto e poi rinnegato. Una vicenda di cui Bellocchio è venuto a conoscenza grazie a due libri (uno è La moglie di Mussolini di Marco Zeni, l’altro Il figlio segreto del duce di Alfredo Pieroni) ricchi di documenti e testimonianze, e a un documentario prodotto da Fabrizio Laurenti e Giancarlo Norelli per Rai Tre nel 2006 che a qui libri si ispirava e che si intitolava Il segreto di Mussolini.
Tiepida ieri l’accoglienza della stampa italiana al contrario di quella internazionale che lo accredita in corsa per la palma. Variety ha definito addirittura «un film che toglie il respiro» questo psico thriller storico, soprattutto per lo stile con cui Bellocchio rievoca la Storia. E per la maestria con cui i filmati d’epoca, che intercalano tutta la seconda parte del film, sono integrati al dramma personale, all’ossessione, alla follia di Ida. E rincara la dose definendo perfetti i due interpreti, Giovanna Mezzogiorno e Filippo Timi, mentre l’encomio raggiunge la sua apoteosi con la nota sulla musica di Carlo Crivelli definita degna delle migliori composizione dell’età d’oro di Hollywood.

Il programma di oggi - Oggi è finalmente il turno di Tarantino, da vero cinéphile già più volte intravvisto in sala alle proiezioni dei suoi colleghi/avversari. Inglorious basterds interpretato da Brad Pitt è un remake di Quel maledetto treno blindato ed è ambientato durante la seconda guerra mondiale.
Francese l’altro film in concorso, che, ancora prima della proiezione, in molti danno in buona posizione per i premi più ambiti: si tratta di Les Herbes folles di Alain Resnais che manca dal concorso da ben 19 anni.

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