domenica, 16 maggio 2010 ore 11:02 (UTC+1)

Another Year

Il giudizio: Molto, molto buono

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di Marco Zucchi

Regia di Mike Leigh con Jim Broadbent, Imelda Staunton, David Bradley, Philip Davis, Lesley Manville, Karina Fernandez, Meneka Das
Genere Drammatico - produzione Gran Bretagna, 2010 - Durata 129 minuti circa

Come raccontare la depressione in maniera non deprimente, la solitudine in maniera collettiva, il duro mestiere di vivere in maniera leggera. Mike Leigh di queste cose è un maestro. Chi ha in mente il suo ultimo Happy Go Lucky ritroverà qui una versione un po’ più agée e meno sprizzante di energia vitale, ma di nuovo piena di esemplari umani toccanti e coinvolgenti.

La Londra dei quartieri residenziali. Una coppia matura, affettuosa, solidale: lei, Gerri, psicologa costantemente alle prese con le piccole-grandi devastazioni altrui; lui, Tom, ingegnere geologico specializzato in carotaggi della crosta terrestre. Uniti dalla vita e da una passione salutare, quasi salvifica, del fare l’orto.

Sì, messi insieme fanno Tom e Gerri, e non c’è momento in cui nelle loro vite qualcuno non l’abbia fatto notare, ma rappresentano il polo equilibrato della storia. Ciò che li circonda invece è una serie di personaggi disfunzionali, emotivamente caotici, attraversati in differenti modi dal morbo dell’incapacità di vivere e comunicare. Attorno la quotidianità che scorre scandita dal non inedito espediente delle quattro stagioni che si susseguono.

L’amica e collega Mary sta ormai sfiorendo da tempo, ma continua a guardare i ragazzotti come un’adolescente. Perennemente insoddisfatta, chiacchiera come una mitraglia e beve come un tedesco all’Oktoberfest. Per compensare le sue frustrazioni, si attacca in maniera un po’ morbosa alla comprensività di Tom e Gerri, ma anche al loro figlio Joe, celibe e molto più giovane di lei, su cui riversa un immaginario interesse.
Quando Joe trova finalmente una ragazza da presentare a casa c’è grande sollievo negli occhi di Tom e Gerri, meno in quelli della loro opprimente amica Mary, che fa una scenata e viene di conseguenza allontanata.

Il campionario degli altri personaggi è un mazzo di carte di casi umani che sembrano usciti dal consultorio psicologico della protagonista: il fratello di Tom risponde a monosillabi e ha appena perso la moglie, il suo più caro amico per sconfiggere la solitudine è diventato un obeso bevitore compulsivo, persino il figlio Joe, se non apparisse all’orizzonte la nuova compagna, si delineerebbe come un triste e solitario suo malgrado.

La chiave di lettura è impegnativa e lieve al tempo stesso, perché la vita quotidiana che Leigh riesce a tratteggiare porta con sé le stimmate della “sofferenza dei normali”, ma trasmette un’umanità di rara intensità. Giudizio molto molto buono.

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15.05.2010

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L'opinione di Marco Zucchi

Ciak, Rete Uno, 21.05.2010 -