martedì, 18 maggio 2010 ore 11:27 (UTC+1)

Copie conforme

Il giudizio: Abbastanza buono (vincitore Miglior attrice: Juliette Binoche)

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di Marco Zucchi

Regia di Abbas Kiarostami con Juliette Binoche, William Shimell, Jean-Claude Carrière, Agathe Natanson, Gianna Giachetti, Adrian Moore, Angelo Barbagallo
Genere Drammatico - produzione Italia, Iran, Francia, 2010 - Durata 106 minuti circa

Una strana operazione cinematografica: la prima volta di Kiarostami fuori dall’Iran lo porta in Toscana a girare una crisi coniugale. Il motivo pare sia soprattutto l’aiuto dato alla produzione dalla Toscana Film Commission, una delle tante entità di promozione territoriale che sostengono il cinema per promuovere nel mondo le mete turistiche. La Arezzo e dintorni mostrata fa effettivamente venir voglia di una gita, mentre la coppia franco-britannica Juliette Binoche-William Shimell rischia di far venir voglia a celibi e nubili di non sposarsi.

Lui è un saggista inglese che presenta il suo libro (intitolato come il film) sulla sensatezza di apprezzare le copie delle opere d’arte più degli originali stessi. Lei è una gallerista francese. Abitano entrambi le splendide terre di Toscana. Tra viuzze, baretti, chiesette, piccoli musei (i diminutivi sono d’obbligo perché la ricerca della minuzia territoriale sembra essere una cifra precisa del film) si consuma una chiacchierata-dialogo-confronto che dura quasi due ore. E che si risolve con un’inquadratura fissa su una finestra aperta.

Il settantenne maestro Kiarostami dopo i fasti e i premi di qualche anno fa (Nanni Moretti ad esempio ne ha fatto una sorta di suo idolo cinematografico), ultimamente dà l’impressione di non godere più di un seguito unanime e sussiegoso. Sempre più spesso ci sono critici che sollevano il ditino per sussurrare che in fondo è un noiosissimo “fotografo prestato al cinema”. Malignità un po’ blasfeme, per i cinefili schietti, ma è pur vero che le sue rarefatte atmosfere e la pensosa profondità delle sue idee di tanto in tanto danno l’impressione di non condensare l’essenza delle cose.
Qui l’umanità del confronto coniugale che mette in scena è dignitosamente sostenuta, ma resta l’impressione di un certo autocompiacimento di sceneggiatura (e anche di recitazione).

Giudizio: malgrado un paio di buu alla fine della proiezione stampa, propendo per un abbastanza buono

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18.05.2010

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