martedì, 18 maggio 2010 ore 10:27 (UTC+1)

Un homme qui crie

Il giudizio: Sufficienza (vincitore Premio della giuria)

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di Marco Zucchi

Regia di Mahamat-Saleh Haroun con Youssouf Djoro, Dioucounda Koma, Fatimé Hadje, Emile Abossolo, Marius Yelolo, Djénéba Koné
Genere Drammatico - produzione Belgio, Francia, 2010 - Durata 100 minuti circa

Luci e ombre nel film che proietta il Ciad per la prima volta nel Concorso di Cannes. Prima parte interessante in cui si delinea un amaro contrasto professionale tra un padre ed un figlio: impiegati come bagnini nella piscina di un albergo del luogo, si trovano in competizione durante la ristrutturazione che sta riducendo i posti di lavoro. Se due bagnini non servono, meglio declassare l’anziano “campione”, che ha vinto i nazionali di nuoto nel 1965, e lasciare il posto al suo giovanissimo figlio. Depressione, senso di ingiustizia, incomunicabilità totale in famiglia. Ci sono tutte le premesse per uno spaccato sociale interessante e poco conosciuto, almeno in relazione a quei luoghi.

Seconda parte perdibile e contortamente ripiegata su se stessa, con la guerra civile del Ciad a sovrapporsi al tema precedente. Di per sé sarebbe pure questo un tema molto interessante: il dramma dei figli strappati alle famiglie per essere arruolati a forza nell’esercito regolare è decisamente toccante. Però cambia completamente le prospettive del film. Una scelta voluta, si immagina, per far risaltare quanto siano relativi i piccoli problemi della quotidianità nei momenti in cui la quotidianità diventa emergenza. Però proprio nel mettere in scena il dramma Haroun diventa didascalico, scolastico, prevedibile e poco coinvolgente.

Giudizio: sufficienza che è frutto di una prima parte discreta e di una seconda parte che va alla deriva.

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15.05.2010