Il giudizio: Deludente (vincitore Grand Prix della giuria)
Regia di Xavier Beauvois con Lambert Wilson, Michael Lonsdale, Jacques Herlin, Roschdy Zem, Sabrina Ouazani
Genere Drammatico - Produzione Francia, 2010 - Durata 120 minuti circa
La storia vera di un gruppo di monaci francesi trucidati in Algeria dai fondamentalisti islamici nel 1996.
Un piccolo monastero ben integrato nella realtà di un villaggio dell’Atlante. Grande tolleranza religiosa e reciproci scambi culturali all’insegna di un arricchimento dello spirito. I monaci sono tranquillamente accettati dalla pacifica popolazione locale, che aiutano con un consultorio medico e tante altre piccole forme di assistenza. Non c’è nessuna esasperazione religiosa fino a quando non si fanno largo gli estremisti di Jemaah Islamiyah, la “casa dell’Islam”, che iniziano ad andare in giro uccidendo le ragazze senza velo, gli insegnanti troppo progressisti, qualche imam moderato. Finche arrivano in prossimità del monastero e sgozzano alcuni operai croati impegnati in un cantiere.
L’esercito inizia a controbattere. I monaci vengono messi sotto pressione: prima dai terroristi, che arrivano a minacciare e a chiedere l’aiuto del fratello-medico, poi anche dalle autorità, contrarie al fatto che la carità cristiana spinga i religiosi a prestare soccorso a tutti.
La situazione inevitabilmente degenera, con rapimento dei religiosi e conseguente strage. Un fatto di sangue di cui ancora oggi non si conoscono precisamente i contorni ed i colpevoli.
La scelta cinematografica di raccontare la vicenda ha attirato l’attenzione dei media ben prima della proiezione. Sono temi del resto adattissimi a suscitare il dibattito, soprattutto durante un festival. Tolleranza religiosa, necessità e desiderio di conoscere, comprendere, accettare l’altro. Questi i messaggi morali positivi, chiaroscurati ovviamente nel film da tutti i messaggi di segno opposto: intolleranza, sordità culturale, violenza gratuita e inumana. Tutte istanze che lo spettatore civile sposa con una certa facilità e che non richiederebbero dunque quel surplus di declamazione, di attitudine didattica, di tromboneria moraleggiante da cui purtroppo Beauvois non riesce ad astenersi. Peccato, perché la parte che descrive i monaci nella semplicità dei loro gesti quotidiani sarebbe più che sufficiente.
Giudizio: forse adatto per il Premio della giuria ecumenica, che tiene conto dei temi trattati, ma in termini assoluti francamente deludente.
19.05.2010
Marrakech Express, Rete Tre, 18.05.2010 -