Una clip del film
19.05.2010
Il giudizio: Non ci siamo
Regia di Sergey Loznitsa
Genere Drammatico - Produzione Ucraina, 2010 - Durata 110 minuti circa
Film d’esordio nella fiction per il regista ucraino, attivo fin qui nella documentaristica. È anche la prima volta di una pellicola battente bandiera giallo-azzurra nel Concorso di Cannes. Un esordio complesso soprattutto per lo spettatore.
Confesso di non essere in grado di riassumerne la trama, perché dopo un paio d’ore di brulle lande russe popolate da relitti umani più o meno disgraziati, credo di non aver capito granché di ciò che accade. Sarò anche un po’ grullo io, ma alla fine della proiezione stampa è stato necessario raccogliere gli scampoli di senso rintracciati da un nutrito gruppo di colleghi per arrivare ad una storia che avesse parvenze di logica. E anche così il film resta a tratti incomprensibile.
Traduciamo dal pressbook: il camionista Georgy va su una strada sconosciuta durante una consegna di routine. Una serie di incontri accidentali manda il suo viaggio completamente alla deriva. Un posto di blocco della polizia, un veterano di guerra, una bimba-prostituta, lo indirizzano verso un villaggio che sembra senza via d’uscita. Gli abitanti lottano per sopravvivere in un mondo duro ed elementare. Il passato opprime le loro vite quotidiane. Catturato da un vortice senza speranza, il protagonista subisce un destino inaspettato.
Spiegato così sembra lineare, quasi intrigante. Sullo schermo trovate invece un lentissimo, misterioso, inintellegibile marasma, che ha il merito di risultare assolutamente inquietante – obiettivo che si può presumere fosse alla base del progetto – ma anche il difetto di soffrire di una forma di autismo comunicativo davvero eccessiva.
Pare che il regista si sia imbattuto nella vicenda durante gli anni in cui vagava on the road attraverso la Russia. Un pellegrinaggio, lo definisce il pressbook. Si tratterebbe insomma di una storia vera, il che rende tanto più interessante il punto di partenza e tanto più grande il rammarico per un esito così criptico e punitivo per la sopportazione del pubblico.
Giudizio: forse basterebbe poco di più per fare qualcosa di buono, ma francamente “non ci siamo”.
19.05.2010