giovedì, 20 maggio 2010 ore 19:34 (UTC+1)

Il cinema al tempo del viagra

Due indizi non fanno una prova, ma se ne arrivasse un terzo…

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di Marco Zucchi

Tutti ci rendiamo conto che di tanto in tanto arrivano nuove invenzioni, anche semplici oggetti o cose utili alla vita quotidiana, che cambiano radicalmente le abitudini sociali e ad un certo punto diventano parte dell’immaginario collettivo.

Il cinema è un ottimo detector di questo tipo di fenomeni, perché capita che si vedano inseriti in qualche film come trovata ad effetto, come elementi di moda, e poi con il passare del tempo succede che le occasioni si moltiplichino e che l'eccezionalità diventi consuetudine.

In questa edizione del Festival abbiamo già avuto due apparizioni: se come postulano le regole dell’investigazione poliziesca ne arrivasse un terzo, ecco che la prova della raggiunta normalità all’interno delle abitudini collettive potrebbe dirsi raggiunta. Stiamo parlando del grande puffo delle pastiglie, il Viagra, che è comparso fin qui in due pellicole diversissime tra loro ed in scene buffe, paradossali, quanto emblematiche della normalità d’utilizzo che la pastiglietta blu sembra aver raggiunto.

In You will meet a tall dark stranger di Woody Allen troviamo Alfie (Anthony Hopkins), ricco signore di una certa età, alle prese con la giovanissima moglie Charmaine interpretata dal gazzellone Lucy Punch (vedi l’estratto del film). Lei è una ex prostituta e quando si intrattiene con il neo-consorte a lui serve un aiutino. Nasce la scena più divertente dell’intero film, in cui una focosa Charmaine invita Alfie a farsi avanti e lui, guardando l’orologio imbarazzato, le dice «ancora cinque minuti, ancora tre minuti, ancora due minuti…». Fino all’effetto desiderato.

Altra situazione nel film in concorso Poetry del coreano Lee Chang-dong. La protagonista è una sessantacinquenne con un po’ di Alzheimer e una passione per la poesia. Per guadagnare qualcosa accudisce un anziano signore semiparalitico di un’ottantina d’anni. Lo lava, lo veste, parla con lui. Un giorno l’uomo le chiede di fargli prendere la medicina. Alle domande della donna, che vuol sapere di che medicina si tratti, risponde che sono solo vitamine. Nella consueta spugnatura che segue, con l’uomo nella tinozza, succede qualcosa di inequivocabile che la fa sobbalzare. La vitamina che aveva assunto era sempre quella. Imbarazzo e indignazione, in questo caso, con l’anziano che implora di poterlo fare ancora una volta prima di morire e la sua badante che se ne va via. Però cambierà idea.

Dove troveremo la prossima pastiglietta miracolosa? Nel film sul Ciagate firmato Doug Liman? Nella pellicola sulla discriminazione del maghrebino Bouchareb? Nel Frankenstein Project dell’ungherese Munruczò? Nel russo Mikhalkov? Si accettano scommesse.

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La clip del film di Allen

You will meet a dark tall Stranger, 20.05.2010 -

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Foglio volante, Rete Due, 19.05.2010 -

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