giovedì, 20 maggio 2010 ore 14:01 (UTC+1)

La nostra vita

Il giudizio: Sufficienza piena (vincitore Miglior attore: Elio Germano)

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di Marco Zucchi

Regia di Daniele Luchetti con Elio Germano, Raoul Bova, Isabella Ragonese, Luca Zingaretti, Stefania Montorsi
Genere Commedia - Produzione Italia, 2010 - Durata 95 minuti circa

Arriva anche l’unico film italiano in concorso ed è il ritorno di Luchetti dopo il morettiano Il portaborse, a Cannes nel lontano 1991. Negli ultimi anni il regista romano amico di Nanni ha prediletto narrazioni che potremmo definire post-proletarie. Se nel precedente Mio fratello è figlio unico aveva presentato il durissimo confronto storico fra estremismo di destra e di sinistra, questa volta si cala nell’oggi, nei malvezzi sociali diffusi, nella grettezza incolpevole di talune periferie italiane.

Una famiglia felice. Non tanti mezzi, ma due giovani che si amano, due bimbi e un terzo in arrivo, un duro ma onesto lavoro come capocantiere per lui. Si fa un mazzo tanto, il Claudio interpretato da Elio Germano, ma quando va a casa la sera ha la sensazione che ne valga la pena. Finché due tragedie quasi contemporanee non ne scuotono l’esistenza. Si tuffa per contrastarle in una “teoria del fare” che consiste nel darsi compulsivamente al lavoro, sgomitando senza risparmiare i colpi bassi pur di migliorare la sua condizione. Un modo di non pensare. Un modo per Luchetti di mettere in scena quell’abitudine di «badare solo ai soldi, alle cose, e non a quello che conta» che un altro personaggio, di nazionalità rumena, rimprovera agli italiani.

È un film che vorrebbe essere toccante nei suoi aspetti più umani, che vorrebbe essere sferzante nel suo impeto di critica sociale. Che non riesce però ad essere fino in fondo nessuna delle due cose, perché lo sconsolante e pur lucido quadro di convivenza multietnica che delinea si ferma spesso alla macchietta romanesca, mentre i drammi umani dei protagonisti non riescono ad uscire compiutamente dallo sfondo.

Giudizio: nel complesso un film dignitoso, con la consueta brillante e funzionale recitazione sopra le righe di Germano, con un trattenuto ed efficace Raoul Bova, con una serie di comprimari più che degni. Per un grande festival come Cannes, però, l’impressione è che proprio quel suo essere soltanto normale sia un po’ inquietante. Qui dovrebbe esserci il meglio del meglio e in Italia rispetto a questo si fa di meglio. Quindi una buona sufficienza piena, non di più.

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