sabato, 22 maggio 2010 ore 12:22 (UTC+1)

Uncle Boonmee Who Can Recall His Past Lives

Il giudizio: Stima ma non affetto (vincitore Palma d'oro)

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di Marco Zucchi

Regia di Apichatpong Weerasethakul
Genere Commedia - Produzione Spagna, Tailandia, Germania, Gran Bretagna, Francia, 2010 - Durata 90 minuti circa

Tante cose strane da ricordare dopo aver visto questo film: un uomo-scimmia tutto nero con gli occhi rossi che sbuca dal folto della foresta, un pesce gatto parlante che si accoppia sessualmente con un'anziana principessa adagiata in uno stagno, apparizioni fantasmatiche di parenti defunti da decenni, un uomo che fa la dialisi in una capanna immersa nella foresta, le frasi a metà tra sogno e surrealtà pronunciate dai protagonisti.

Inutile cercare di spiegare una trama che pur non è assente, perché il senso dei lavori del regista dal nome più impronunciabile del mondo è più vicino all’arte d’avanguardia, che peraltro fa parte del suo bagaglio, e ha il filo conduttore apparente della forza metafisica della foresta. Uno spiritualismo visivo che vira nel magico, nell’ancestrale, nell’ineffabile.

Va detto che per una comprensione completa sarebbe necessario mettere in relazione il film con le altre forme di espressione scelte dall’autore: ad esempio secondo il pressbook c’è un legame forte tra Uncle Bonmee e una precedente installazione. Ma anche senza, appare evidente la forza del suo immaginario così come l’estrema abnegazione che lo spettatore deve essere pronto a mettere in gioco per cercare di resistere ad una visione che può facilmente risultare noiosissima.

Giudizio: sfugge ad ogni definizione e questo potrebbe bastare. Il classico candidato a qualche premio strano. Nel complesso direi “Stima ma non affetto

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Una clip del film

21.05.2010