Il trailer
21.05.2010
Il giudizio: Non oltre il discreto
Regia di Rachid Bouchareb con Jamel Debbouze, Roschdy Zem, Sami Bouajila, Jean-Pierre Lorit, Bernard Blancan, Samir Guesmi
Genere Azione - Produzione Francia, Algeria, Belgio, 2010 - Durata minuti circa
La strage di Sétif, 8 maggio 1945, è una ferita aperta nella questione franco-algerina: lo stesso giorno della liberazione dell’Europa dal nazifascismo, i colonialisti francesi in Algeria sparano su vecchi, donne e bambini durante una manifestazione per l’indipendenza, uccidendo secondo le stime da qualche migliaio a qualche decina di migliaia di persone. Un eccidio peraltro riconosciuto dallo Stato francese, anche se solo nel 2005. I morti transalpini secondo una breve ricerca che ho fatto furono forse 104 e raccontare quella storia evidentemente fa ancora molto male. Anche perché la cronologia degli avvenimenti parla di un attacco dei locali nei confronti dei “pieds noirs” (soprannome dei francesi d’Africa) che produsse un centinaio di vittime e provocò poi una ritorsione immane di polizia ed esercito francesi.
Rachid Bouchareb nel suo nuovo Hors-la-loi prosegue là dove si era interrotto Indigènes. Dopo aver mostrato la strage (senza però mostrare più di un francese ucciso, peraltro uno che sta sparando e a cui viene sottratto il fucile), c’è la fuga verso la Francia di una famiglia che l’ha subita. Molti sono rimasti sul terreno, la madre e tre figli no. Uno è mutilato (l’attore feticcio di Bouchareb Jamel Debbouze), uno è fortemente politicizzato e finisce nelle prigioni francesi, uno va in guerra per la Francia in Indocina. La realtà mostrata nel film è quella dura e umiliante della bidonville di Nanterre, dove i nordafricani vivono al gelo in baracche di legno e lavorano quasi tutti alla Renault. L’Algeria continua ad essere una colonia francese, ma pian piano si organizzano i primi gruppi insurrezionalistici, sotto la sigla del Fronte di Liberazione Nazionale, FLN. La vita della famiglia viene sconvolta dal terrorismo armato intrapreso dai tre fratelli, il cui destino individuale procede di pari passo con la lotta per l’indipendenza algerina del 1961, che chiude il film.
Una pellicola davvero molto convenzionale, Bouchareb come è nel suo stile propone un film formalmente ordinario, quasi un tv-movie di lusso, però questa non sembra mai essere la sua preoccupazione principale, che va tutta al messaggio e ai contenuti. Le vicende descritte sono ovviamente toccanti e l’onestà intellettuale di mostrare gli indipendentisti algerini non solo come i “buoni”, ma anzi come efferati assassini che perseguono un ideale condivisibile con mezzi di lotta impietosi, a me sembra un segnale che le parole dette dal regista in conferenza stampa, ovvero che il film vuole essere «uno stimolo a dialogare serenamente», sono sincere. Certo l’assenza della parte relativa ai Pieds noirs uccisi è spiacevole ed è probabilmente all’origine di qualche accusa di revisionismo piovuta sul film (con tanto di manifestazione di protesta il giorno della proiezione).
Giudizio: niente di speciale in un contesto che deve tener conto anche degli aspetti cinematografici di un’opera. Non va oltre il discreto, ma storie come questa sono importanti da raccontare ed è bello che trovino una loro visibilità. Ci vorrebbe uno storico, possibilmente sopra le parti, per stabilire se nella ricostruzione ci sono inesattezze marchiane, che francamente non sono in grado di rilevare.
21.05.2010
Foglio volante, Rete Due, 21.05.2010 -