sabato, 22 maggio 2010 ore 08:44 (UTC+1)

Un ragazzo fragile - Progetto Frankestein

Il giudizio: Senza parole

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di Marco Zucchi

Regia di Kornel Mundruczo con Rudolf Frecska, Kornél Mundruczó, Lili Monori, Miklós B. Székely, Kitty Csikos
Genere Drammatico - Produzione Ungheria, Germania, Austria, 2010 - Durata 118 minuti circa

C’è una storiella che uso troppo poco spesso e che mi riporta agli anni delle scuole medie: un giorno il nostro insegnante di musica se ne uscì con una trovata interessante. Mentre ci faceva ascoltare della classica, credo con l’intenzione di far entrare nelle nostre teste di legno di ragazzi che in quelle note c’era tanta poesia, decise che dovevamo trarne ispirazione proprio per scrivere dei poemi. Foglio e penna, disse, e scrivete qualcosa pensando alla musica. Qualcuno obiettò che non era così semplice scrivere dei versi e lui spiegò che invece era facilissimo, bastava scrivere frasi qualunque e poi togliere i verbi. Articoli sostantivi congiunzioni e aggettivi sarebbero bastati a far di noi dei Quasimodo o dei Montale (questo lo aggiungo io). Ovviamente si trattava, lo dico bonariamente, di un’uscita da disturbato mentale, ma la dura vita dell’insegnante delle medie mi fa indulgere in un giudizio meno duro.

Dove voglio arrivare? Kornel Mundruczo sembra uno convinto che per fare poesia sia sufficiente togliere i verbi, anzi il verbo. E che la poesia nel cinema significhi lunghe scene mute di sguardi bolliti dei protagonisti, peraltro abbastanza privi di un qualunque interesse che possa suscitare adesione emotiva nello spettatore. Nessun allievo delle medie purtroppo però si è mai alzato a dirgli: «signor regista ungherese, guardi che non è così facile!».

E quindi nasce questo bizzarro Progetto Frankenstein, che si dice ispirato al romanzo di Mary Shelley e che racconta (racconta?) un non rapporto tra un padre ed un figlio. Quest’ultimo, un ragazzo, quando non sa cosa fare (nel senso che la sceneggiatura non prevede cose sensate) decide di uccidere uno degli altri personaggi, fino ad arrivare ad una resa dei conti emotiva con papà, che si concretizza in una Range Rover capottata sulle nevi austriache. Potremmo dire a Mundruczo che non si uccidono così nemmeno i cavalli, oppure semplicemente (scusatemi la franchezza) conservare l’opinione che sia un po’ pirla. Però è in concorso a Cannes, il che mette sotto nuova luce le parole del direttore Thierry Frémeaux al momento di presentare il programma: diceva che c’è crisi e che ci sono meno film tra cui scegliere. Evidentemente aveva ragione.

Giudizio: senza parole.

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Kornel Mundruczo

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22.05.2010

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