mercoledì, 18 maggio 2011 ore 08:00 (UTC+1)

Hanezu no tsuki

Il giudizio: elegiaco

Leggi

di Marco Zucchi

Regia di Naomi Kawase. Con Tôta Komizu e Hako Ohshima
Drammatico - Giappone 2011 - 91 min

Regione di Asuka in Giappone. Gli abitanti anticamente nutrivano le loro esistenze del semplice trascorrere del tempo. Oggi la gente non ha più questo tipo di pazienza. Allora si pensava che le tre montagne della zona, Unebi, Miminashi e Kagu, fossero abitate dagli dèi. Un poeta ne aveva fatto una metafora dei turbamenti che lo agitavano. Oggi Takumi e Kayoko vivono tentando di prolungare le speranze e i sogni irrealizzati dei loro nonni, portando su di sé lo spirito dei secoli passati.

Premessa: cinque minuti di film e di fianco a me dormono in due. Davanti a destra qualcuno russa di brutto per l'intera prima mezz'ora. Poi non lo sento più. Forse è tra quelli che sono usciti. Buon segno.

Quando vedo film in cui la forza icastica delle immagini sovrasta l'idea di cinema troppo narrativa che spesso abbiamo, mi chiedo cosa sullo schermo possa configurarsi come poesia in relazione a ciò che indiscutibilmente è classificabile come prosa. Per quanto riguarda i contenuti non c'è una risposta, invece per la forma, cosi come letterariamente ci sono (tante) strutture specifiche, in un film i codici si possono far risalire fondamentalmente a ritmo, immagine (intesa come inquadratura, movimento e fuoco), suono e rumori, voce off. Che prevalgono su dialogo, personaggi, intreccio. È una ricetta molto imprecisa e insoddisfacente, ma partiamo da lì:

Naomi Kawase è una splendida poetessa di quel mondo perduto che si batte con coraggio per non scomparire. L'elegia di valori piccoli e dimenticati, l'incanto della natura, degli oggetti antichi, dei ricordi di famiglia, dei cibi i cui sapori non si trovano sugli scaffali ma solo nei campi. Il verde, le risaie, rondini neonate in un nido sul lampadario, gocce su fili d'erba, il sole specchiato in un rigagnolo. E cavallette, versi di rane, sterrati su cui spingere le biciclette. È la dimensione di chi prova a trovare un antidoto al progresso, non in quanto tale ma come fenomeno che estingue la diversità, tralascia dietro di sé varietà non proficue, si dimentica del valore delle cose, della lentezza, della tranquillità.

Confesso di non riuscire ad entrare mai fino in fondo nella spiritualita della Kawase. Immagino ci sia un gap da colmare. E non so se gli strumenti per farlo siano a disposizione di un occidentale senza contatti diretti col Giappone. Sono stanco, ma resisto. Intorno a me hanno ripreso a russare. Ma come dico sempre, con parole prese a prestito, la poesia richiede abnegazione.

Guarda

Un estratto del film

18.05.2011

RSI Radiotelevisione svizzera di lingua italiana, succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR logotipo